N.23

 



Ho visto il guardiano d’un faro
forse un po’ ubriaco
lasciare sguarnito il suo presidio
retino in mano, di notte
correre come un dannato
sui campi in maggese
a giugno inoltrato.
Sono stufo della mia vita
urlava ai poveri insetti
con modo scortese.
Voi che della vostra bioluminescenza
avete fatto un vanto
andate ad amarvi, a sedurvi
sul promontorio
salverete i marinai dallo schianto.



Refrattario
trascorro il mio tempo
a decifrare intento
il codice morse
celato nello scoppiettio
della legna ardente.



Caro Diario, è successo di nuovo

una pioggia di dubbi

mi ha colto di sorpresa

che avevo lasciato la mia fragilità

stesa fuori ad asciugare.

E mentre correvo

per andarla a tirar dentro

sai, ridevo a crepapelle perché

nonostante tutto

non invidio nemmeno un po’

quelli che se ne stanno

sull’arida distesa delle certezze

- dove non ci piove -

e vivono soltanto grazie

al ridicolo pozzo delle convinzioni.

 

 

Carnevale



Come non amare quest’allegoria
che celebrando l’ebrezza della vita
schernisce la morte in una processione
su di un carro tutt’altro che funebre.

Come non amare quest’allegoria
che sfilando satirica tra la folla
si prostra nelle più ambigue fattezze
riflettendo le nostre artefatte maschere.

Come non amare quest’allegoria
che lascia sul tetro manto delle vie
rivelato all’alba del giorno seguente
il colore d’una lapidazione senza sangue.



Mescere o non mescere.
Questo è il dilemma.



Riesci a vederle?

Sviluppate in una camera oscura

diapositive

le nostre anime

trafitte dal lume dell’irragionevolezza

sul muro sporco della vita

proiettate.



Amore mio
volevo solamente dirti
che ora, con te
ho finalmente trovato la ragione.
Desistere.

Né per la sposa, né per il morto



Per loro provo solo livore
assuefatti da ogni forma di apparenza

hanno strappato il mio bel fiore
senza rendersi conto della loro insolenza.

Ahimè non è più con me nel prato
come natura ha proferito
perfetto gli sarà sembrato
a mollo nell’acqua di un vaso è finito.

Ed anche se so che il lor vezzo soddisfa
o magari per l’animo gli è di conforto
il mio non è mica un dono altruista
né per la sposa, né per il morto.

Ricordo ancor quando sbocciai il mio emblema
munito con fragranza e bell’aspetto
non di certo per una mia vanità estrema
ma per sedurre qualche insetto.

E agli idioti che credono ci sia un linguaggio
racchiuso in quei petali di cui ora ho nostalgia
come vendetta al subito oltraggio
polline mio, darai allergia.



Mentre ti muovi sinuosa
oh mia bellissima Regina
su questa grande scacchiera
io ad ogni passo inciampo.

 

Frasassi



Se un giorno qualcuno

magari per puro caso, dovesse

da una sospetta corrente d’aria fredda

scoprire un profondo abisso

e calarsi emozionato nelle recondità mie

con una lampada ad acetilene

vedrebbe come lo stillicidio dell’illusione

crea, ancora e sempre

nei miei erosi vuoti

concrezioni

che nell’incanto

ti somigliano.

 

 

Rifiuto speciale



Contamina ancora l’anima mia
la parvenza d’un amore;
ma nemmeno col tempo
si deteriora.

Nemmeno col tempo
diminuisce l’impatto
che hai su di me.

Nemmeno col tempo
il mio dolore diviene
più sostenibile.

 

Come si smaltiscono i rifiuti speciali?



Tra i miei più bei trascorsi

il momento in cui ti scorsi.



Mio nonno diceva:

E già che siamo al mondo

di questa bottiglia vediamone il fondo.



Tutto è più semplice
con le tue mani
sulle mie smanie.

Tiramisù



Cerchiamo l’amore
come quando
aprendo il frigo
non ci ricordiamo
cosa dovevamo prendere
finché non lo vediamo.



Ed anche se siamo lontani
astri allineati
in questa nostra straziante
eclissi perenne
io sento sempre su di me
la tua ombra.