N.42

 

V.35



Il futuro

si nascondeva

nei tuoi occhi,

screziature d’ambra e tenebra,

penombre futuristiche, istantanee di Berlino,

psichedelie di tatuaggi e lampi acciaio-piercing.

Forse indecisa, a un passo dal blu-abisso

della sera, dei tuoi anni (giovani),

scrollavi sigarette storte

e spalle nude e

ali dispiegate.

 

Tu non lo vedevi, ma io si (ero lì davanti a te): eri già pronta per volare.

Fossi stato un bravo artigiano, avrei afferrato le mie parole senza coda

e le avrei raccolte, origami incandescenti, per dire quanto eri speciale.

A.A.A. ANIME LIBERE



Un tempo eravamo giganti,
eroi o mostri trionfanti,
i palazzi facevam tremare.
Ora siam diventati insetti,
piccoli, omuncoli reietti
chiediamo scusa di respirare.
Abbiam perso qualche cosa:
le spine, il nome e la rosa,
la voglia forse di sbocciare.
Su ali stanche di ieri
siamo atterrati banali,
non più sogni eccezionali,
ma soltanto utili mestieri
per invecchiare uguali.
Perciò vai! Non farti fregare!
Finché hai fegato e ideali,
grandi fughe da inventare,
apriti lieto sopra al mare
e vola libero sulle tue ali.
Ignora tutti, non ti fermare!
Chi t’offre soldi o regali,
chi promette gloria immortale
ma chiede il mutuo sulla morale.
E sarai come vento di maestrale,
fiero attraverso il temporale.

SILVIA CORRE



Silvia corre stasera a viso nudo,
fra fari e monossido, lampeggianti e panico
e il vostro sguardo atroce
a graffiargli pelle e cuore.
Silvia pensa, sono tristi
gli astanti, osservatori stanchi,
anime non-partecipanti
all’intima folle gioia
che oggi veste ai fianchi.
E non ha pudore, non ha timore
di sentirsi stupida, di sembrarvi impudica.
Lei corre, corre, oltrepassa ansia e terrore,
la vedrete danzare, dalla strada decollare,
volare fino al sole.
Perché Silvia è viva,
ha fiato e gambe, lividi e sangue
e questa voglia pazza di risalire,
non arrendersi a buio e dolore.
E sull’asfalto sporco stasera avvampa,
senza paura spalanca l’ali e accende l’aria.
Sarà fuoco puro la musica delle sue parole.

NON E’ LA FINE



Una parola scivolata

dalle labbra

a frantumare qualcosa

di fragile.

Una macchina guasta.

La rabbia, bruciata,

dentro un giorno

troppo triste.

Il rumore di una perdita

che non vuole

scomparire nella sera.

Quando ti fermi, l’angoscia

bianca su mani

e gli anni su inchiostro & cellulosa

e non riesci a trovare

un ordine felice alle cose.

Allora: respira.

Lasciati trascorre nel chiasso

di fondo

del tuo sotto-mondo.

 

Quando senti

di aver perso

un amico sincero.

Quando ti stanca il mattino

appena svegliato,

che a raggiungere

il tramonto

non vuoi neppure pensare.

Allora: rallenta.

Nella sfumatura attorno,

nel particolare, troverai

la forza di galleggiare.

 

Tu lasciati solo

un minuto di buono

silenzio.

E sentirai davvero

(sottopelle)

la spinta del sangue

e la voglia di ricominciare.

In qualche modo, avrai un altro giorno di sole.

RISCRIVENDO CHECOV



Etica contemporanea:

non si può fare a meno

della morale meschina.

Mi infastidisce il suo nome,

utile all’egoismo.

Attitudine illustre,

attore di redazione,

indipendente per circostanza.

Salotto di benigna attenzione

e io zitto per l’umiliazione.

Molto malinconico a 40 anni.

AFFITTASI



perfetta estetica, carriera fantastica,
buona posizione, famiglia plastica,
letto fresco-pulito, sesso garantito
e sole in faccia anche quando piove.
Solo per farvi sentire come si muore,
come si è vecchi anche a scarpe nuove,
ché a tasche piene, sono l’anime a esser vote.
Prezzi modici, orari facili,
astenersi spiriti liberi e fuorisede.