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Tramonta un’altra domenica
nella sua opaca vacuità,
esita il sole sul gelido
mare di cartapesta,
nascosto da un filo di smog.
Nel suo crepuscolo infinito
ascolta lo scroscio roboante
della fontana del tempo
che alimenta idoli
e dei di qualche ora,
finché arrossiscono le nubi
- per chi se n’è dimenticato –
e in un’aurora di vergogna
si spegne ogni residuo
di fuoco tra i palazzi.
Il buio resta e il freddo,
ma tra gli sterpi s’accende
una fiamma tenue di vita;
tra le crepe del cuore
germogliano bianchi gigli.
La sardana è infernale
Ma non s’è visto l’ordigno
che dica fine come un punto
esclamativo per poi andare
a capo e ripartire.
La storia, crudele,
non ha sparato sui feriti:
più che piangere sul sangue
si ha da ricostruire
l’uomo con lacrime e calce.



Stella polare nella buia notte
Che guidi pochi stolti marinai
Nella dolce e amara traversata.
C’è pur chi non parte o chi non arriva,
Ma pochi viaggiano per te mia stella:
Tanti, troppi, cercano scorciatoie.
Chi ama la vita vera vivente
Vissuta viva libera ardente
Non può che adorarti dolce fanciulla.
Triste condanna per qualche misero,
Ignota a tutti gli oppressi fantasmi,
Da me adorata come unica guida,
Te canto cantarono canteranno
Pazzi poeti ubriachi e pur io
Acceso per te d’un fuoco d’amore.
Mia dea non c’è gloria per chi ti agogna,
Solo l’eterna illusione vitale.
Giunta l’alba, anneghi dolce nel mare
Dov’errano le creature del mondo,
Tante cieche coscienze addormentate:
Tra loro non vivi ma solo attendi
La fine delle cancrene del tempo,
Come la ginestra resisti mentre
Vince la carta straccia colorata
Per cui s’inganna si muore si spera
Nell’ignorante vanità terrena
Di chi non ti conosce, ahimè, non t’ama.
Lottando nel mondo attendo la Sera
Che illumini di speranza per pochi,
Guidandoli a mete troppo lontane
Per questo pianeta troppo piccolo.
Chissà se la via che a te mi conduce
E’ la rotta verso il porto, o è vana
Quanto l’amore per la carta straccia.
Mia stella so che mai ti raggiungerò
Se non con l’amica nemica nera
Che con la falce pareggia gli steli
Ma io altro non voglio che sfiorarti
Allungare un dito lassù nel cielo
E annegare, mia adorata libertà.



Come l’altalena
Che oscilla
Da una parte all’altra
Cercando di fuggire
Testardi tentiamo
Invano
Di cavare dall’abisso
Una parola di speranza
Ma sempre crolliamo
Sulla polvere di nulla
Che ci tiene in equilibrio
Tra l’alfa e l’omega
E ci sbucciamo le ginocchia
Come quando
Andavamo in monopattino
(Bei tempi
Quando si poteva ancora
Andare in monopattino
E non morire ogni giorno
Consumati
Da questo tarlo)
Proprio come bambini
Ci rialziamo
Di nuovo scaviamo
Cercando oro
(Nero)
Dentro di noi
Ma solo graffiando
Il cuore
E giochiamo
Con l’altalena
Finché
Si spezza la catena.



Dolorosamente limitato
Da una gabbia di carne
Sudo sanguino grido
E mio malgrado vivo.



Strenuamente resiste
Questo rantolo
Di felicità rappresa
Come un fuoco di pagliuzze
In una notte
Piovosa d’ottobre.



In questo deserto
Di vuoti gusci di noce
Agghindati a festa
Il canto del dolce usignolo
Vestito di splendente nudità
Non verrebbe udito
Neanche se gridasse
Nella lingua più semplice
Pur la sua voce
E’ quella di un angelo
Che canta Dio
Vi insegna ad amarlo.

Non eravate voi
Mie care noci
A correre la domenica
Nel suo tempio di pietra?
Non avete capito
Mie care noci
Che il Tempio del Signore
E’ nel mio cuore
E nel vostro
Se solo ne aveste uno?



Quanto è vano
Quest’umile tentativo
Di esprimere il Nulla
Che è tutto
Con servili parole
Se il buio della notte
Inaccessibile all’uomo
Riempie il cuore
Più di mille canzoni
E la luce lontana
Tra le onde del mare
E’ l’unico faro
Per il misero naufrago
Mortale.



Si dice
E si pretende di sapere
Si fa
E si pretende di pensare
Correndo su parole
Scolpite nel ghiaccio
Su cui vivono
Gli uomini vuoti.

Se solo si rompesse…



Vorrei
Non esser nato
Ma lo farò
Con ogni forza
Finché nascerò
Tra stelle serene
E sarò
Per sempre.



Il bianco ed il nero
Opposti dell’uomo
Non sono che burle
Della serva ragione
Che s’erge a padrona
Smarrendo la strada
Che è solo di chi
Nel cielo più nero
Vede
Una trepida luce
Guida del misero
Amante del cosmo.



Fuori dalla catena
Degli eventi causali
In punta di piedi
Su spigoli di tempo
Dentro mi scavo
E vedo il mondo
Creazione sublime
Ma in sé vuota
Vita non vera
Se non vissuta
Con forza energia
E pura follia
Negli animi nobili
Nati e costruiti
Occhi del cosmo
Orecchie del globo
Mani della natura.



Con che forza
Il mare
Colpisce gli scogli
E solo nei secoli
Li leviga piano
Rendendoli dolci
Così la vita
Con energia e costanza
Trionferà
Su questo mondo di morti.



Il Colorado River
Combatte coi canyon
Per 2339 chilometri
Cercando di affermare
La propria libertà
Ma sempre scorre
Verso il basso
E muore
Nel blu eterno
Del mare.



Nel silenzio assordante
Di una strada buia
Gira la ruota della bicicletta
Il viaggio prosegue
La polvere resta
Unico segno palpabile
Della creatura di lacrime
Che si crede padrona.



Cuore trafitto
Da tempo immemore
L’uomo s’alza
Orgoglioso
Nasconde le ferite
E cammina
Solo per morire
Qualche metro più in là.



Dico nulla
E dico tutto
Non dicendo niente
Facendo capire
Senza che tu capisca
Perché ricordati
Parola
E’ fallimento.



Quando il mondo
Sarà mio
Allora avrò in mano
Un pugno di cenere
Arsa dall’ego
Ché null’altro
Potrò avere.



Nella vita è già morte
In quanto comincia
Destinata a finire
Perciò non compiuta
Sufficiente solo
Alla vita stessa
Ma non nell’unione
Di essere e non essere
Che è l’unica via
YI XI WEI
Eternamente ineffabile
Per chi si sente compiuto
Nelle forme concrete
Mortali.



Un fiore?
Non vive un attimo
Tra le vostre città
Ma brilla eterno
Nel mio cuore
Malato.



Amo la vita
Che è viva
Nel cosmo più nero
Che ammira
Lo schifo totale
E respira
Sul fondo del mare
Muore
Nel nulla
E non muore
MAI.



Io
Son sudato
Di cosmo
Stufo
Di servire
Così volo
Più in alto
Dimentico
Muoio
Ma solo per voi.



Quando in spiaggia
Riposi leggero
Guardando le stelle
E il rumore del mare
Ti culla dolce
Il mondo resta di là
Dalla staccionata
Davvero impalpabile
Per chi è felice
Come la spuma salata
E questo mondo
Così intricato
Si fa nulla
Di fronte alla gioia
Più pura.



Stringi il mondo
Come un pugno di sassi
Frantumali
Nella volontà tua
Creativa
Sbriciolalo
E gettalo con forza
Nel buio profondo
Del mare che è in te
Nell’eterno oblio
Del puro essere



Una pennellata di latte
Attraversa l’oceano stellato
Rosse danzatrici di fuoco
Balbettano luce sul bosco
Dolci fiumi di note
Inondano l’aria pulita
Come si può
Non amare la vita?



Onde.
Sanno che fare:
Noi sempre anneghiamo
Nel mare di dubbi.