Autori

 



E ti chiedono come stai anche il giorno del tuo funerale.

Sai d’una pace



Sai d’una pace

che non ha atteso guerra,

e il tuo fuoco rivela

ma non brucia;

sei il vero del mare,

a Te segue un respiro profondo.

Sai d’un inverno

che non assidera respiro,

ti scorre un fiume

che non annega, bagna;

sei il concreto del tempo,

a Te distende un mattino.

Sai d’un ricordo

che non ammala pensare,

hai la notte

ma non il buio;

sei il vigore della vita,

a Te appartiene l’irrazionale

ma non il dubbio.



Voglio. Ti giuro voglio.

Svanire con te

qualche volta

così piano da sbagliar direzione del contatto

perché lievi spostiamo

le masse di vento.

Ti voglio così tanto da soffrire, proprio perché ti ho

e non oso tenerti, perché non so tenerti.

Gelida all’idea sola di stringerti piano

di afferrarti quelle ruvide mani.

Potrei sopravvivere nell’eterno

senza più

parlarti.

Vivo e covo gioia dentro me anche se tu non ci sei.

Ma ancora più in là, laddove nessuno e nemmeno tu

hai saputo vedere, mi arrovello per ciò che francamente non comprendo.

Esercita su me il suo magnetismo dirompente.

Eri affascinante come potenza inespressa, come possibilità dischiusa,

ora un solco frapposto

fra i nostri fianchi nudi

dirime le macchie di influenza reciproca

anomalie di sintagmi troncati.

C’è un buco al centro di questa laconica convergenza.

Idiozia



Incapaci di comunicazione

Io soltanto sono il mio tormento

e mi cullo, languidamente,

ceruleo strazio di intese smembrate.

Impasto di fioriture, silenziose nella dolce sera

graffianti cigolii sbilenchi sulle cortecce umide

lucciole che nuotano, boccheggiando

nello scuro nottambulo.

Purtroppo penso e sento

canali sensoriali distanti dall’esterno

ma comunicanti

rischiarano a volte le nubi, ma confondono i contorni,

gettandomi in un flusso ambiguo di cose ebbre,

fendenti di sale cristallino sulle ferite squarciate da cui attingo

non so placare

la mia sete insaziabile.

Butto via la voce

crepitando il vento cigola tra il fogliame croccante di nespole

acerbe.

Albicocchi in fiore

petali bianchi fluttuano lievi

aneliti di speranza verso le stelle,

punte bianche di pennelli esili nel bordo dell’aere sereno

bruno, scarlatto, nero, bianco, pervinca

il volto fugace delle nostre interpretazioni.

La calotta immensa sulla mia pelle di camomilla.

 

C’è poesia



C’è poesia

nell’improvviso impulso

di scrivere poesie

senza averne il tempo.

 

C’è poesia

nel sollievo di ricordarsi

il perché di un amore

illogico.

 

C’è poesia

nell’amore

che pulsa nelle vene

all’improvviso

distraendoti

dal gioco della quotidianità.

 

C’è poesia

nell’esser lontani

senza legami

solo un filo rosso

come un uragano.

 

C’è poesia

in una persona

inconsapevolmente

riempita di rime.

 

C’è poesia

nei mille impegni

sovrastati dal bisogno

di poesia.

 

Chiodo



Eri un chiodo fisso nella mia mente,
mentre ora
sei un chiodo affisso alla mia parete,
per ricordarmi degli errori commessi
affinché io non li ripeta.

Così si muore



Sono un po porta quando mi hai fatto compassione
Sono un po morta quando ti ho lasciata Querida.
Sono morta quando non volevi pensarmi più.
Sono morta sospesa quando mi hai presa in un pizzico di gelosia,
Sono morta in una festa gitana, presa a calci dalla Signorina Fantasia.
Sono morta quante volte si può morire.
Sono morta sorda quando c’è troppo rumore.
Sono morta di dolore quando tu faceva male a te.
Morii in mezzo alla neve il 5 marzo del ’95.
Muoio quando mi concentro troppo e quando capisco la tua incomodità.
Muoio, mi muoiono le braccia.
Mi muore il cuore se lo inganni e muore l’occhio quando entra nel tuo.
Mi è morto il tempo e lo spazio, è morta la morte e la notte.
Mi muore un dito se lo tiri troppo e anche il naso se lo stringi.
Sono morta
Morti tutti quando li svegliavo .
E’ morto l’udito mentre mi parlavi quella sera con il vino.
Mi è morto l’onore, l’orgoglio e l’olfatto.
Si muore per gioco, si muore per sfizio
Si muore soltanto se lo fanno tutti.

Giurin giurello



Ti giuro fino alle nuvole
che ti ho toccato il cielo una volta

Era liquido.

Ti giuro che ti ho provato e non ho mai smesso.
Giuramelo tu che mi hai scommesso in una partita.

Ti prometto che
più di lì io non arriverò.
Tu giurami un altra parola.
Promettimi di avermi vinto ed io ti giurerò di restare.
Giurati ferito -o morto-
ma giurati
ti prego.

Fallo per domani.

Giurami di aspettare.
Io ti prometto che inventerò un nuovo tempo.
Posso essere il tuo orologio
ma tu
giurami di aspettare.

Facciamo che



Facciamo che ancora io non t’avessi perdonato
e che sbocciamo nuovi
come i fiori in primavera.

Facciamo che tu eri un uomo ed io una donna
prima di essere amanti
e di scannarci le anime.

Facciamo che le radici venivano dal mare
e che i boschi erano di neve
quando li guardavamo.

Facciamo che tutto era di fuoco
e niente era di niente.

Facciamo che sotto le coperte c’era l’attesa
e che non eravamo sicuri.

Facciamo di nuovo quell’amore
che pensavamo di sapere.

Facciamo il lungo cammino
che finalmente porta a Santiago.

Facciamo i lampi e le favole.

Perbene Ribelle



Ci ho ripensato…
Per sperimentare disordine
bisogna esser perbene ribelle.
Stiamo diventando le meraviglie del cambiamento
…Ma questo, ahimè
non si può prevedere.

Chi pesca, non dimentica
le imperfezioni
di quando eri meno luminosa.

Il tuo consenso è la mia autonomia

Il balcone della vita



Ti vedo là, affacciato dal balcone della vita.
Mi fai vedere le tue mani bianche
ed io ti mostro le mie.
Ti lancio un metro per capire quanto siamo lontani
ma tu non lo prendi.
Allora Amore prendi il mo respiro
ma tu non ci arrivi.
Mi è venuta un’idea:
prendo una scala Amore così vengo da te.
La scala non funziona
manca l’ultimo gradino.
Allora Amore rimango quì
mi basta guardarti.
Non posso diventare tanto alta quanto le mie ragioni per arrivare da te.
Rimani Amore nel balcone della vita
se lo vuoi tanto.
Io diventerò albero
così in primavera
i miei fiori
almeno quelli
si riposeranno sulla tua ringhiera.

Jukebox



Ti amo perché mi hai fatto conoscere della musica stupenda.

Ti odio perché mi hai lasciata da sola a capirla.



Chissà

Se anche tu

Leggi di me

Nelle poesie che guardi distratta

Sui muri della tua città.

E.



Elisa, i miei piedi ben fermi

basteranno ad accogliere i tuoi occhi?

Non avevo in mente che tu esistessi.

Come facevo a ricordare

il colore del tuo sguardo?

Il tuo silenzio era aperto,

e sei venuta da lontanissimo,

improvvisamente.

Ora tocchi solo il filo della mia sedia

e non hai paura; io ci sono?

 

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Al mattino, si accende lentamente il bordo di una foglia;

vorrei difenderti dal sole,

tu che certo non ne hai bisogno.

Unico



Improvviso, immemore si volge

Lascia spazio intorno

Si volge su di sé;

Lo spazio che è vuoto

Ma non è angoscia, non contiene alcun mancante

 

Si fissa nello sguardo e non si ritrae

Non interrompe il mio sguardo con il suo immobile

Si muove ancora

 

Ritrova il luogo e crea il suo luogo

Ripete stanotte un irripetibile uguale

 

E’ qui, a me stucchevole; ma è pronto a levarsi

                         se mostrassi incertezza.



Nello spettro vermiglio del sole calante
ritorneremo torrenti di fuoco.

Adius



Sono sterile come un ago sterile;
sessanta battiti non fanno un cuore,
l’attaccamento è l’amore unico;
Una diaspora di me in me.



Vibro e salto

Tremo e sussulto

Vedo infiniti cieli di aprile

E finite speranze

Intorno al nostro continuo cercarci

A momenti sfalzati nella vita.

 

Forse l’amore è di chi si pensa e non si cerca

Di chi si afferra e poi si molla,

Di chi si trova per poi perdersi.

dente di leone



sento il tuo imbarazzo

dirompente

attraversare gli spazi

pieni di sguardi

privi di senso

e lenti che ti separano da un

tiepido sole e dal mondo

l’isolamento più non è

se condiviso

“e hai bisogno di una

emozione forte

l’esperienza che ti strappi

gli abiti e ti

sciolga i significati illusori”

e forse bisogna essere

liberi per

piuttosto che

liberi da

un così ho voluto

piuttosto che

un così è stato

e così per tutto

di questo tempo che si crede montagna

e una volontà che si credeva gambero

vivi spazi come soffioni



Voglio raccontarti la mia vita

come ad un bambino si raccontano le favole

e tu sempre pronto ad ascoltare

in trepida attesa del finale.

Vuoi scriverlo con me?



Nel momento in cui varchi il portone

sento il vuoto di te;

il terreno sprofonda

la stanza rabbuia

il cuore rallenta.

Insufficienza cardiaca



Ti vorrei in questo istante

in quello successivo

e in quello che succede l’ultimo.



Io qui non sto bene

e non so se sia il sole

che mi manca

o il tuo amore

dentro il quale

chiudo gli occhi

e mi addormento

senza più paure.

Bologna è un piccolo cuore

troppo piccolo per contenere

tutte queste sfumature.

Adesso credo a chi dice

che chi nasce sul mare

non se ne può allontanare,

l’unico scorcio che mi fa emozionare

è il sole che raramente riflette sui binari;

binari che mi riportano a casa

là dove sono al sicuro,

non dalle mie malattie

ma dalla convinzione

che la follia mi renda stupida

piuttosto che un’artista.



Se questo è amore

io non ho amato prima

di saperti sempre nuova

e nuovamente mia ogni volta.



Tu proteggi tutti i miei difetti

e poi distrattamente

io li sacrifico

meticolosamente

all’altare dei tuoi pregi.

E non ho paura

di rimanere nuda:

le tue mani piccole, così grandi,

riempiono gli spazi

di ogni mia mancanza.

C’è una tristezza singolare

nei miei occhi stanchi e rassegnati,

la stessa che ritrovo nei tuoi

quando mi guardi,

con la sottile differenza

che vista dai tuoi occhi

io, sono più bella.



Non so se riuscirò mai

a spiegarti l’amore

che provo per te

perché non si misura,

l’amore che provo per te

è troppo sottile

da definire

con calcoli umani.

Ho provato a ignorarlo

ma mi si è presentato

travestito da fato

e mi ha ricordato

che ovunque io vada

il solo profumo di casa

è quello che trova il mio naso

tra le pieghe

del tuo collo ritroso

nell’attimo eterno

della tua innata scontrosità.



Sarò fedele alla promessa

di ricordarti

nonostante il tempo,

nonostante il fatto

che cercherò l’amore

altrove

sperando di non trovarlo

mai.



-Io declino autunni
Tu discuti orgogli annebbiati
Io sprofondo in una strofa
Tu mi chiami nella pioggia-



Confini

punti di frontiera

senza fine

Confini

tangibili

Confini

immaginari

Confini

che ancora

non ho

varcato

ma che varcherò

per sentirmi

illimitato



Vorrei

sapere se hai corso

sui prati fioriti

della fanciullezza

 

Vorrei

sapere se hai mai

costruito castelli

con secchiello e paletta

 

Vorrei

mi raccontassi di più

della tua giovinezza

 

se mai

hai sventolato bandiere

di un solo colore

rosso(re)

rosso(re)

 

se mai

hai protestato

contro i padroni

potenti

oppressori

 

se mai

hai sentito

questa voglia

d’uguaglianza

nel cuore

 

Ma io

                                        non ti chiedo mai

                                        niente