Autori

 



Ho una lavatrice

nella testa

che centrifuga

a vuoto

senza sosta

pensieri detonatori.

Aspetto che

scatti l’automatico

per far esplodere

la bomba.

Storia di un occhio ceruleo



Dal laggiù dei fondali lacrimosi

si ostinava a guardare il mondo

rifratto e storpiato.

Niente voleva saperne

dell’accecante nitidezza

di un paio d’occhiali.



Con i colori sterilizzati

della tavolozza di Paint

sporcami.

Strizzerò

i miei panni asciutti,

colerà colla.

Tu, apparenze



Tu non sei male,
anzi,
sei proprio un bene.
Prezioso, anche.

Pensieri di mezzanotte e quarantaquattro



Fuori piove, sento il profumo umido
il rumore della vastità stradale e delle auto
sfreccianti e rosse
che incendiano il paesaggio naturale;
percepisco i tuoi bisbigli notturni
e fuori le cicale per l’aere leggero suonano
sfregando
i loro sistri pascoliani,
essi sono simili a te nelle movenze,
tu muovi la tua spina dorsale così curvilinea
e ti accarezzi i fianchi simili a colline fresche
e il tuo corpo risale come fan i pesci lungo un
torrente
e io amo la tua acqua, la mia sorgente
e il tuo seno mi ricorda le mandorle, che sono
dolci e buone e mi mettono di buon umore
lo bacio intensamente, perchè nulla è più
affascinante
dopo di esso, e poi c’è il tuo sorriso e i tuoi occhi
seducenti,
e le tue labbra carnose che mi sussurrano di
non fermarmi, perchè non basta mai
non ti basta mai, amo l’odore del sesso che
percorre tutto il tuo sinuoso corpo
il tuo corpo è la mia chitarra, le corde i tuoi punti deboli.
Ti vedo quando godi e provi piacere come mi
guardi, sgrani quegli occhi
sento un urlo che si allontana in loro, e le tue
cosce si stringono, ed eccolo
eccolo l’orgasmo
eccolo che arriva con forza, senza preavviso,
con piacere, con amore
lo sento anche io, attraversa i nostri cuori, le nostre menti
e la nostra pelle
percorre la camera, sento le tue corde vocali,
tremano, tremano
urlano per la follia
sento quanto è forte, tu non sai contenerlo
sorridi, mi stringi
piangi non ci sarà mai un ultimo orgasmo,
promesso.

Il primo giorno di vita



Io non sono altro che parola e voce e grido all’amore e
non importa come scrivo e
come parlo
ti sogno di notte nuda accanto a me
e penso a qual fortuna tu hai di averti con te
ti guardo nel buio e ricerco il tuo corpo caldo
perché io voglio
stringerti
se fa freddo, e baciare le tue paure mentre
piano ti accarezzo l’anima
in un orgasmo cerebrale
di passione, amore mio.



Ardendo di vita m’accorgo
di esser di sigaretta il tabacco,
dal destino preciso ed esatto
di scomparire nel vento del Nord.

Piango cenere dagli occhi cremisi
pensando alla sorte dei filtri passati,
che così intatti sembran da fuori
quando all’interno son già consumati.



Solo tu conosci quel che hai visto,
Creatura,
E il tuo odore
non significa altro che affetto.
Guardami ancora negli occhi
ché sei il germoglio
E mi dimostri la vita

 

Lettere da Orfeo



Nessuno vuole una ragazza che,
con il sangue nel respiro,
indossa la morte
con la nonchalance di un profumo.

Corri via veloce da chi,
con convinzione,
si crede tale.
Presta ascolto
alle lezioni di Orfeo,
non ti volare.

Nel nostro Treccani,
sotto la voce “Pericolo”
[- Da periculūm: rischio, salvo, scampare,
periclitare, periglio, allarme, evitare]
Hai cancellato “Splendore”
in biro rossa
dai sinonimi.

Perché baciarti?



Perché baciarti
se non per rubare
la tua parola?

Perché baciarti
se non per destare
la tua voglia?

Quanto sarà profondo
un silenzio al confronto
delle tue labbra?

Quanto sarà perfetto
un fremito rispetto
alle tue mani?

Paradossi



I vuoti colmano

le nostre vite

intrecciandosi

con l’affetto

vero

di pochi.

 

Assenze



Da quando non ci sei

non so più amare.

L’attesa



Un messaggio,

una chiamata,

una lettera,

uno sguardo.

 

Il sole dalle nuvole,

un abbraccio,

la luce della luna.

 

La sera per riposare,

il bacio della buonanotte.

 

La porta che si apre,

una carezza sulla testa.

 

Il postino.

 

L’estate e le lucciole,

il profumo del mare,

l’incontro.

Rifugio



Lentamente

ci chiudiamo

come ricci

e ci perdiamo

nei ricordi,

quelli che hanno lasciato

il segno.



Hai il viso di quella persona

con cui sperimentare

le cose che non ho fatto mai.

Satellite



Orbita,
irrequieta attesa
di tua congiunzione

Apnea,
come per scogli asciutti
la bassa marea

Dio è femmina



Scrivo ciò che sento

Ma cosa sento io?

Sento il bisogno di trovare Dio

Nelle mie idee si nasconde

mentre io lo chiamo a gran voce

ma si diverte e mi confonde

allora gli sussurrò sotto voce:

“perché non vuoi farti trovare?

io ti sento, sono vicina

quassù, oltre la collina

vibra potente il tuo respirare”

Per me dio è non convenzionale,

motore immobile mancato

verità oscura che rivela il male

un tale, fuorilegge ricercato

Il mio dio non è una cosa seria

ha l’umore di un colore, volubile

mutevole, come una forma nubile

promessa sposa della materia

libero, informe nel suo divenire

ripudia la regola e la ragione

è intuizione, destinata a fallire

a iniziative astratte fa adesione

voglio un dio con idee future

che nega sé e la sua forma

dio lo invoco ma mai ritorna

smarrito in luoghi di sfumature

Il mio dio è femmina, una dea

abita i meandri della finzione

Lei si chiama immaginazione

 

mestiere



mio mestiere

è quello di trovare la coda da diavolo

nell’angelo

le corna nere

tra i riccioli biondi

grattare il trucco che hai in faccia

finchè non ti si vedrà la pelle

parlo del marcio che nascondi

come la pancia tra due cappotti

spettatore non pagante



ore a pianger di capire il mondo

senza farne parte

conoscere le regole del gioco

solo per poter evitare di seguirle

eppure

non sembra di giocare

spettatore non pagante

assisto a studenti

che tengono  lezioni di vita

sognando una vita da professore

l’impiegato



è il mio decimo,

credo,

primo giorno di una nuova vita

anche oggi per qualche ora

sognerò, m’illuderò e m’impegnerò

a mettere i pantaloni prima dalla gamba sinistra

a una colazione più leggera

ad ascoltare la canzone giusta

per riuscire

a ribaltare l’universo

esercizio di volo



chissà quanti modi ci sono per volare

c’è chi sbatte le ali

chi sogna

chi si muove e si sposta

addirittura chi cade

e vuole che volare

sia l’ultima cosa da fare prima di chiudere gl’occhi

per avere dentro l’istantanea del mondo dall’alto

per sentirsi dio

almeno una volta



Il cielo è azzurrino

sull’orizzonte violaceo

e in alto, non troppo in alto

c’è la luna piena

Il sole ancora non è tramontato

È come se i due si volessero parlare,

dirsi qualcosa

Un abete sorride

E nei riflessi degli specchi

le nuvole rosa



Livorno,

ti ricordo

come un sogno

 

Non so se stata ci sono mai

ma se penso a Livorno

nella mia testa

c’è Livorno

 

È un palazzo a forma di matita

È un pianto di bambina un po’ impaurita

È una meta che non era stabilita



Godi dei colori sugli alberi

non durano tanto

li vedi solo una volta l’anno



Tempo grève,

grida di ritmi tuonanti

ma a ridondarti

è il grigio passo liève

cercando d’essere amanti…

cosparsi di unguenti che

cicatrizzano le insopportabili pene,

sussurrando musiche

in luminose acque in discesa

dalle vette

per innamorarti

nelle preziose gioie terrene…

In difesa

dai  rintocchi domenicali alle sette

è la pretesa

di cadere in colate di baci

in abbracci arcobaleno

e mille idee in frasi

mentre percepisco il tuo seno.

E ora non sfuggirmi gioia ripresa,

non riuscirei più di farne a meno

come di fumare le sigarette,

come ciò che spero o quasi

l’eterno amor che viva in me appieno.



Sono belle le stazioni

ma di più i viaggiatori

che non sanno dove vanno

che non sanno che gli aspetta



Perché è bello vagare

senza una meta precisa

Perché è bello pensare

da soli

Perché è bello pensare

e basta

Perché è bello perdere la strada

per poi ritrovare la via



Risplende la sera

quando sdraiato sul letto ti penso

e ogni luogo

e ogni cosa s’illumina

tranne il profondo del mio cuore

dove la tua ombra vivrà in eterno.

Promemoria



Devo ricordare a me stessa
che quando qualcosa manca
non va colmato ad ogni costo
ma taciuto perché
certe mancanze hanno un prezzo
che non può essere calcolato
dimezzato o moltiplicato
puoi solo lasciarti scavare dentro
lasciarti seminare
affinché nasca qualcosa
col suo giusto tempo:
un germoglio di vita nuova.

Che poi



Che poi io continuo a non capire questo eterno bisogno di fingere gesti, pensieri, parole.
Questo continuo reprimere note che non osiamo far trapelare dai nostri sensi.
Le nostre conversazioni che celano parole mai urlate, abbracci che nascondo corse verso un unico cammino.
Emergere, disegnare pentagrammi sui nostri occhi, scaraventare tutti i battiti fermati perché calato il silenzio, chiudere le braccia ed incamminarsi, questo è cioè che dovremmo fare.