R.36

 

Ricordati 23/09



Mia cara sorella ,

come un pittore, dipingi
Ogni angolo scuro
E migliora,
Ciò
che non può
Cessar di esistere

Divora
avidamente
Le arti,
La poesia ,
Il tempo
E i libri

Sii in ogni cosa,
In ogni scelta,
E per chiunque
La luce

E ricordati

Vivi ,
La vita
non troppo stretta,
Gioiosa e
Alla continua ricerca,
Del nuovo,
Del bello,
Di te



intuizione blasfema
nel nome di un
finto dio che
controlla
l’essere e
lo spinge in
uno stato di
solitudine

e tu,
solo
come un titano
ti nutri nel
sublime
dell’ego
innegabile
e sinistro
che cresce dento di te

jazz club



come l’eden
in cui
l’uomo gode nell’attesa
della pena

per quella vita
dannatamente maleducata

l’aria impregnata
di lussuria
era sporca

la musica
dietro la luce led
era viva

e il peccato
si faceva padrone
di infinita bellezza

la donna



nelle curve sinuose
si cela l’inganno

nell’eleganza
delle gesta nascono
le attenzioni

chi da all’amante del pazzo
è ignaro
che
l’archè di bellezza
si nasconde
nei suoi occhi
e
come Patroclo
scatenò la guerra
in nome di esso

l’uomo sarà
per sempre
succube
di quel fatale
quanto magnetico
sguardo

La nomade



pulula di rancore e giustizia

la nomade
fugge,
lontano e veloce
ignara
di come il mondo
sia tondo

consapevole di esser
ricaduta nuovamente
in quell’utopica
speranza
di bastare

e invano,
cerca di trovar pace
finché altri
occhi
la trascineranno in basso ,

e come con uno specchio,
si troverà
a viver di lei

Gennaio



Io urlo,grido, piango
tu piangi,ti scusi e rimani
impassibile

necessiti uno
stato di apatia
in cui
volano le giustificazioni
ai tuoi fallimenti

le catene che ti
inchiodano al tuo
vittimismo son
le stesse che mi crean
le ali
tanto forti da
farmi volare
in altri nidi

e per quanto amore
ci fosse
il tempo ci fu nemico

e

tu, incatenato all’ozio
non hai saputo sfidarlo

Addio mio più caro ricordo

Luoghi comuni



In quel tanto di
maschere vorticose
io vagheggiavo
inebriata dall’odore
dell’irraggiungibile
vittoria

e tu, in quel mondo di maschere
uscivi dal retro
e ti toglievi
le vesti
che io stupidamente
credevo tue
nel letto di un’altra
nel mondo reale

Giochi di inganni e
io ancora ti amo

M.



Ovunque tu sia,
con il tuo profumo,
con l’angolo della bocca
trattenuta in un sorriso

Io , lenta e soffocante
proverò a scappare
perché,
chi non riesce nell’esser
vero
può solo distruggere
ciò che lo fa sentir
amato



Voglio che altre ti amino
e che tu,
ti neghi loro
a causa mia

dannatamente avida
che voglio solo te

oh amor mio

non si tratta di capire
ma di cambiare

diventa solo mio ed io
sarò del mondo

Terribilmente sbagliato,
follemente eccitante

L ‘ARTE



definizione poliedrica
e priva di limiti

espressione del
narcisismo che
trova pace nell’appagamento

frutto non del talento
ma della propaganda

il bisogno innato di sicurezza esterna
da occhi che
giudicano l’uomo
che le voci han creato

flagello dell’uomo
Apice di bellezza pura
in tutte le sue forme
nella realtà di massa

completa contraddizione senza tempo

LA MASCHERA



Nelle sottili cose..
la realtà si cela
maschera insicura
di un volto
strutturato di bugie

il movimento è riflesso
di ciò che cogito,
di ciò che non dico

e nella martellante attesa
di esser scoperto,
di esser rivelato al mondo
e a me medesimo

son felice.

BRUNA



Cammina per strada,
a passo veloce,
senza degnare di uno sguardo
gli occhi di chi

assapora la sua bellezza,
ignaro della vastità
di sfumature che
si celano dietro
quelle dolci ciglia,

contorno perfetto
di occhi indefiniti

brutalmente eleganti

Melodica come il suo nome,
forte come il vento,
bella come il mare in tempesta

GRIGIO



senza via
senza stabilità
perennemente inadeguato

Paura dell’oblio,
capacità di scegliere,
facoltà di non capire

Illusione di un eterno
uomo finito
tra le sfumature di grigio,
la sua determinatezza lo rende libero
di aver paura e banalmente si
abbandona

Diventando
fotocopia di un libro scritto da mani
che non son le sue.

La voce



Risuona
dentro di me la voce
di un allegro passato

Urla
il bisogno di cambiare
qualcosa di invano

Grida
la speranza che sta arrendendo

Tuona
la consapevolezza di non esser.