R.38

 



Come quando
inizi qualcosa
e non lo sai
dove ti porterà,
ma già
questo iniziare

(nonostante la paura)

è frammento
di poesia
.

Elitra



Basta rotolarsi
in una conca di alberi e sassi
per innamorarsi follemente
anche solo di una foglia



Gli occhi bruciano di sonno,
le pelli profumano di sera,
le mani immerse nell’autunno,
i capelli impigliati in ‘ieri’.

Accetto l’ insonnia
come una donna così bella
che non puoi smettere di guardare
mentre si spoglia dal tramonto,
anche se
gli occhi bruciano di sonno,
le pelli profumano di sera,
le mani sono immerse nell’autunno
ed i capelli
restano impigliati in ‘ieri’.

Poi ti rivesti di alba
e scappi lontana
Insonnia dolce ed amara



Avevi il cuore sulle labbra
da quanto eri sincera,
il tuo profumo aspro
come una selva boschiva,
la tua pelle era marmo
di una chiesa sacra
ogni segno su di essa
una storia
che non temevi raccontare.

Noi altri,
eretici profani,
bussavamo disperati
alla tua porta
mendicando in vano
sottili fili rossi
da intrecciare
nei nostri capelli:
irrisori brandelli
di un finto amore.
Steli
di un’unica erba
quella cattiva,
che non muore.

Cara Sara



Ho paura
in questa corsa matta
contro il tempo,
contro il ”diventare grandi”
(siamo già grandi)
e non ce l’ho fatta
a scappare dai miei vent’anni,
dalle responsabilità,
dalle bollette
e dall’università.
Non ce l’ho fatta
a godermi il momento,
il primo bacio,
la prima volta a letto,
gli occhi di Emma
quando l’amavo
(e quanto l’amavo)
con la fragile prepotenza
dei miei sedici anni.
Non ce l’ho fatta a smettere
e cresco in continuazione
cercando di rallentare la corsa,
di fermarmi,
di bloccare tutto
ed assaporare ogni istante
come la prima sigaretta,
la prima volta in moto,
come l’estero
quando non l’hai mai visto.
Tutto passa Sara,
passo anche io
e non mi riconosco
e mi perdo
e mi pento,
ma soprattutto
non mi so trovare



La rabbia
è carta vetrata
sotto i polpastrelli
spaccati a sangue
dal troppo scrivere
(di te)
e poco accarezzare
(te)



Avrei voglia,
a volte,
d’essere un altro
uno qualunque,
solo per distaccarmi,
anche se per un momento,
dalla pesantezza del
‘me stesso’
che ogni giorno
mi porto addosso

Manto



Mi scontro con la paura,
freddo abbraccio,
strappa via le insicurezze
lascia solo coraggio.

Civico 33



L’ amore
dovrebbe essere palindromo
Anna,
che comunque lo leggi
resta uguale
e non fa paura,
e non è traditore,
ed è pulito,
conciso

come il tuo nome.

Finalmente Anna

Dannazione



Tu non mi davi conferme,
nemmeno certezze,
mi lasciavi sospesa
in un limbo di cose nascoste
in cui potevo solo sperare.

‘Dannazione’
ti avrei dovuta chiamare,
perché solo tu,
senza fare nulla,
sapevi
tenermi sveglia
la notte
a pensarti
e fumare
e pensarti
(di nuovo)
in un circolo vizioso,
dannazione.

Io sto sempre bene



Mi piace questa libertà,
scontrare il tatto
contro la ruvidità della vita,
graffiarsi un poco
su ogni superficie
e
godere
del dolore,
del bello
che sa portare.



Baci lunghi
come strade di campagna,
tra i nostri occhi
minima distanza.

Le luci
accarezzano Ferrara,
tu mi porti sui tetti
per farmi vedere la luna.

Siamo una canzone di Brondi,
siamo ogni angolo buio,
ogni coppia,
ogni risata.

Siamo quest’ attimo,
quello dopo ancora,
siamo già domani,
ma intanto
godiamoci oggi

Leggera pesantezza



Forti urla assordanti
m’invadono la testa,
gridano senza distinzione alcuna.

È tutto marasma
nel tentativo
di afferrarne il suono
e far per se stessi
qualcosa che abbia senso.

Avverto una voce
che mi sussurra piano,
un frammento dolce di miele,
fresco di vento,
è sottofondo
in questo tormento

per seguirne il senso
devo concentrarmi un poco,
ma so che è guida
per il mio orecchio cupo.

I tuoi grandi occhi chiedo piano:
‘Come lo seguo quel suono?’
Non so risponderti con certezza,
ma credo basti
scavarsi un po’ dentro,
afferrare quel ritmo flebile
con leggerezza,
fargli una carezza,
dirgli di non avere paura
che nella bellezza della vita
non c’è pesantezza alcuna.

Due



Quando ti dico che sei sporca
ed invece sono lividi,
tu li nascondi
sotto maniche lunghissime
di maglioni infiniti.

Sono luoghi immensi i tuoi vestiti,
dentro ci stiamo comode in due.

I tuoi capelli biondi,
tu che mangi distratta il gelato,
scarpe di tela bucate
corrono
nel prato.

Ti scatto una foto,
il vento solleva l’orlo della gonna

scopre le tue gambe,
una distesa di cicatrici,
le accarezzo
con cura
una ad una

Tour de force



La vita è un tour
di
‘Forse’
‘Magari’
‘Chissà’



Hai sceso le lunghissime scale
della notte che ho dentro,
come un vagabondo
hai mendicato stelle
dal mio buio,
così i tuoi occhi ciechi
hanno creduto
che tutto quel bianco
fosse polvere di stelle,
invece
erano i frantumi delle mie ossa
che hai inalato come droga
per illuderti di respirarmi ancora

Joanna



Ero nuda nella vasca
mentre tu urlavi in francese
ed io molla d’acqua e di sangue
ti accarezzavo
e proteggevo le tue vene
con un panno,
pensando
che di te amavo
anche la tua rabbia straniera,
la dolce violenza delle tue parole
forti abbastanza
da entrarmi in ogni fessura,
forti abbastanza
da violare di rosso,
con delicatezza,
ogni mio spazio.

‘La vie, la vie’
continuavi a ripetere
‘est horrible’,
ma io non potevo capire,
in tutto quell’orrore
respiravo
solo
la
tua
inaddomesticabile
Paura
.

Casa



Chissà
per voi altri cos’è ”casa”,
Una mano che vi stringe contro il petto,
un profumo impregnato di coraggio,
due occhi grandi nel buio della stanza,
le sue labbra premute sulla schiena,
Una risata ubriaca nella notte.

Chissà
per voi altri cos’è ”casa”,
sicuramente
è dove
io non ho paura
di avere paura



La tua mano
mi punta la pistola contro il petto,
non ho paura dello sparo,
riesco solo a pensare
che l’altra notte
quelle stesse cinque dita le baciavo
e adesso mi vogliono ammazzare

Sono :



Abbandonata
Arrabbiata
Afflitta
Avvilita
Cupa
Delusa
Disgustata
Disperata
Esausta
Ferita
Impaurita
Stanca
Sconvolta
Triste

e tutto questo orrore,
me lo procuri tu.

MEPHOBIA



Ascolti silenziosa
il fluire dell’acqua,
il peso dell’aria,
un microcosmo vive dentro i tuoi occhi.
Sei parte di mondo
in una parte del mondo.
Banalmente,
senza troppa poesia:
Sei bella
e questa tua bellezza
mi salva da me stessa.

Ich erinnere mich



Hai mai visto Vienna di notte?
Le luci ricoprono ogni strada,
brillano rosse nei ristoranti cinesi di periferia,
soffuse illuminano piazza Graben.

Ricordo il freddo,
percorreva il mio corpo mentre abbracciavo
il buio,
il vento
e anche te
che non c’eri



Ti ho scritto una lettera,
inizia con ‘mai più, mai più, mai più’
e finisce con ‘per sempre’

IO e IL



IL non esiste.
È frutto di una macumba africana,
di un rito sciamanico nella mia testa,
IL è un erotismo creato dal mio corpo,
un egoismo della mia mente,
uno specchio nero
che riflette
tutto
l’impossibile,
ma
Il suo volto è IL volto,
Il suo corpo è IL corpo,
per questo odio IL.
Lei si è manifestata
nella mia mente: in un articolo dell’Internazionale, in una parola, tra le persone che camminano per strada,
in un film di Besson

IL è tutta un sogno, il mio sogno

Calpestata



La mia dignità
è qualcosa
che vive
sotto le suole
delle tue scarpe.

Insomnia



Ticchettio di pensieri
sulla spina dorsale,

inesorabili
pungono
l’epidermide
dei
miei
sogni.

Tristezza e assuefazione