R.38

 



La sensibilità che ti ha regalato
la durezza del mondo
è malleabile nelle mie mani di scorza.

Il miele cola nella tua bocca
impastando parole di cera,
burro che scivola
sulla tua pelle delicata.

Quel sapore che risale
nella tua gola
è forse anelito di vita?

Patientia



patientiae praemium est.



Siano benedetti
quei cinque minuti,
che lascio passare ogni volta,
dal momento in cui salgo in macchina
a quello in cui la metto in moto
per andare via.

Siano benedetti
quei cinque minuti di vuoto
in cui è tutto pieno
ed io sono
nella tua più totale
assuefazione

R 38:



Irritante per la pelle.

TU



Abbi sempre cura
di avere
negli occhi
la stessa luce
che impregna
le strade di Bologna
alle cinque del mattino:

Sii tu stesso
l’alba di ogni tuo giorno.

C’è da chiedersi



C’è stata una volta
in cui svuotavi la lavastoviglie,

continuavo a guardare
con quanta calma precisione
tu riponessi ogni piatto.
Non so come,
ma ho iniziato a domandarmi
per quale assurdo motivo
qualcuno prima di me
si fosse fatto scappare
i tuoi puntuali ritardi,
le tue docce infinite,
la tua rivoluzionaria tranquillità,
le tue mani affatto minute.

Mi sono domandata
come qualcuno prima di me
avesse deciso di abbandonare
i tuoi risvegli lenti,
gli abbracci caldi,
i tuoi occhi furbi,
il profumo della tua pelle
sulle lenzuola quando vai via.

Continuo a domandarmi
come qualcuno
come possa aver creduto
di non aver bisogno
di starti a guardare in silenzio
e pensare come me
che c’è da ringraziarlo
quel qualcuno
per non essere stato in grado
di cogliere quanto sei bella
nella semplicità di un mercoledì sera, nel buio della tua cucina
mentre
il cestello della lavastoviglie gira
e tu
hai solo voglia di abbracciarmi
mentre
guardiamo un film
.

I N C U B O



Questa paura di volare
irrigidisce gli arti più vivi,
restiamo immobili
fissando le pistole
sui sedili.

C’è un unico motivo
per cui
dovremmo tutti
usare una pistola:
quel fulmine mentale
in cui morire
fa meno paura
di provare

I m e n e



Un grumo di sangue
macchia il bianco
dei tuoi pensieri puri

Senza farsi male



Siamo solo centimetri
di pelle morta
se non ci abbandoniamo
al contatto tra
la nostra carne viva
ed i famelici bisogni
della vita



Come quando
inizi qualcosa
e non lo sai
dove ti porterà,
ma già
questo iniziare

(nonostante la paura)

è frammento
di poesia
.

Elitra



Basta rotolarsi
in una conca di alberi e sassi
per innamorarsi follemente
anche solo di una foglia



Gli occhi bruciano di sonno,
le pelli profumano di sera,
le mani immerse nell’autunno,
i capelli impigliati in ‘ieri’.

Accetto l’ insonnia
come una donna così bella
che non puoi smettere di guardare
mentre si spoglia dal tramonto,
anche se
gli occhi bruciano di sonno,
le pelli profumano di sera,
le mani sono immerse nell’autunno
ed i capelli
restano impigliati in ‘ieri’.

Poi ti rivesti di alba
e scappi lontana
Insonnia dolce ed amara



Avevi il cuore sulle labbra
da quanto eri sincera,
il tuo profumo aspro
come una selva boschiva,
la tua pelle era marmo
di una chiesa sacra
ogni segno su di essa
una storia
che non temevi raccontare.

Noi altri,
eretici profani,
bussavamo disperati
alla tua porta
mendicando in vano
sottili fili rossi
da intrecciare
nei nostri capelli:
irrisori brandelli
di un finto amore.
Steli
di un’unica erba
quella cattiva,
che non muore.



La rabbia
è carta vetrata
sotto i polpastrelli
spaccati a sangue
dal troppo scrivere
(di te)
e poco accarezzare
(te)



Avrei voglia,
a volte,
d’essere un altro
uno qualunque,
solo per distaccarmi,
anche se per un momento,
dalla pesantezza del
‘me stesso’
che ogni giorno
mi porto addosso

Manto



Mi scontro con la paura,
freddo abbraccio,
strappa via le insicurezze
lascia solo coraggio.

Dannazione



Tu non mi davi conferme,
nemmeno certezze,
mi lasciavi sospesa
in un limbo di cose nascoste
in cui potevo solo sperare.

‘Dannazione’
ti avrei dovuta chiamare,
perché solo tu,
senza fare nulla,
sapevi
tenermi sveglia
la notte
a pensarti
e fumare
e pensarti
(di nuovo)
in un circolo vizioso,
dannazione.

Io sto sempre bene



Mi piace questa libertà,
scontrare il tatto
contro la ruvidità della vita,
graffiarsi un poco
su ogni superficie
e
godere
del dolore,
del bello
che sa portare.



Baci lunghi
come strade di campagna,
tra i nostri occhi
minima distanza.

Le luci
accarezzano Ferrara,
tu mi porti sui tetti
per farmi vedere la luna.

Siamo una canzone di Brondi,
siamo ogni angolo buio,
ogni coppia,
ogni risata.

Siamo quest’ attimo,
quello dopo ancora,
siamo già domani,
ma intanto
godiamoci oggi

Leggera pesantezza



Forti urla assordanti
m’invadono la testa,
gridano senza distinzione alcuna.

È tutto marasma
nel tentativo
di afferrarne il suono
e far per se stessi
qualcosa che abbia senso.

Avverto una voce
che mi sussurra piano,
un frammento dolce di miele,
fresco di vento,
è sottofondo
in questo tormento

per seguirne il senso
devo concentrarmi un poco,
ma so che è guida
per il mio orecchio cupo.

I tuoi grandi occhi chiedo piano:
‘Come lo seguo quel suono?’
Non so risponderti con certezza,
ma credo basti
scavarsi un po’ dentro,
afferrare quel ritmo flebile
con leggerezza,
fargli una carezza,
dirgli di non avere paura
che nella bellezza della vita
non c’è pesantezza alcuna.

Due



Quando ti dico che sei sporca
ed invece sono lividi,
tu li nascondi
sotto maniche lunghissime
di maglioni infiniti.

Sono luoghi immensi i tuoi vestiti,
dentro ci stiamo comode in due.

I tuoi capelli biondi,
tu che mangi distratta il gelato,
scarpe di tela bucate
corrono
nel prato.

Ti scatto una foto,
il vento solleva l’orlo della gonna

scopre le tue gambe,
una distesa di cicatrici,
le accarezzo
con cura
una ad una

Tour de force



La vita è un tour
di
‘Forse’
‘Magari’
‘Chissà’



Hai sceso le lunghissime scale
della notte che ho dentro,
come un vagabondo
hai mendicato stelle
dal mio buio,
così i tuoi occhi ciechi
hanno creduto
che tutto quel bianco
fosse polvere di stelle,
invece
erano i frantumi delle mie ossa
che hai inalato come droga
per illuderti di respirarmi ancora

Joanna



Ero nuda nella vasca
mentre tu urlavi in francese
ed io molla d’acqua e di sangue
ti accarezzavo
e proteggevo le tue vene
con un panno,
pensando
che di te amavo
anche la tua rabbia straniera,
la dolce violenza delle tue parole
forti abbastanza
da entrarmi in ogni fessura,
forti abbastanza
da violare di rosso,
con delicatezza,
ogni mio spazio.

‘La vie, la vie’
continuavi a ripetere
‘est horrible’,
ma io non potevo capire,
in tutto quell’orrore
respiravo
solo
la
tua
inaddomesticabile
Paura
.

Casa



Chissà
per voi altri cos’è ”casa”,
Una mano che vi stringe contro il petto,
un profumo impregnato di coraggio,
due occhi grandi nel buio della stanza,
le sue labbra premute sulla schiena,
Una risata ubriaca nella notte.

Chissà
per voi altri cos’è ”casa”,
sicuramente
è dove
io non ho paura
di avere paura



La tua mano
mi punta la pistola contro il petto,
non ho paura dello sparo,
riesco solo a pensare
che l’altra notte
quelle stesse cinque dita le baciavo
e adesso mi vogliono ammazzare

Sono :



Abbandonata
Arrabbiata
Afflitta
Avvilita
Cupa
Delusa
Disgustata
Disperata
Esausta
Ferita
Impaurita
Stanca
Sconvolta
Triste

e tutto questo orrore,
me lo procuri tu.

MEPHOBIA



Ascolti silenziosa
il fluire dell’acqua,
il peso dell’aria,
un microcosmo vive dentro i tuoi occhi.
Sei parte di mondo
in una parte del mondo.
Banalmente,
senza troppa poesia:
Sei bella
e questa tua bellezza
mi salva da me stessa.

Ich erinnere mich



Hai mai visto Vienna di notte?
Le luci ricoprono ogni strada,
brillano rosse nei ristoranti cinesi di periferia,
soffuse illuminano piazza Graben.

Ricordo il freddo,
percorreva il mio corpo mentre abbracciavo
il buio,
il vento
e anche te
che non c’eri



Ti ho scritto una lettera,
inizia con ‘mai più, mai più, mai più’
e finisce con ‘per sempre’