R.41

 

IL CHIODO



appesi alle corde dei nostri sogni
nel sogno mio tuo o tuo mio
lasciami dormire, vendetta d’altro blu

ancora mi insogni
in un sogno senza pareti, solo tende

- quando volevo legarti
a me
, non potevo

ora il sogno
è un cerchio o un cappio
senza capo né corda
di cui tendiamo gli estremi

se lo lasci
precipitiamo

là dove il chiodo entra
sei mio universo tangente_
affiorano i corpi di parole impiccate
_e il mio universo normale

sognami, questa notte,
da dentro di me

BURRO



ti ho annodato addosso
centimetri di lancette
fuse alle mie braccia

volevo soffocare il tempo

che ti si è sciolto addosso
e che ti ho spalmato sulla pelle
spremuto sui seni

ventidue secondi e poi
l’ho lasciato andare
a ristabilire coi suoi rintocchi
la nostra distanza

non è tardi
per scambiare
il tempo e lo spazio

FRÆMITO



all’altare dei miei occhi
in sacrificio di vanità

il tuo odore ha da tempo solida tana nel mio naso
attraversa curioso l’aria nera di quando il mondo dorme
a ricordarmi chi sono

non alla luce
né alle ombre
il mio sguardo

lunghi momenti in cui ti inganno
scanditi da un orologio dalla vita breve
gustando ogni dettaglio di te
da più, troppo, pericolosamente vicino

lo sai bene quando ti accorgi che la mano trema

non saprò mai se tremi anche tu
non riesce a curarsi delle sue foglie
un albero nella tempesta