R.45

 

Luce.



Chiudo gli occhi

Apro le mani

Traccio i tuoi contorni

Con dei modi digitali.

Apro gli occhi

Chiudo le mani

Contemplo i contorni,

I tuoi modi beffardi.



We are just shadows passing through the light.

Piovoso flusso di coscienza.



Piove e ti penso.

Ti penso perché mi ricordo.

Mi ricordo di quando mi hai detto

Che adori la pioggia

Così come la adoro anch’io

E vorrei tanto scriverti

E sapere a cosa pensi

Ora che piove, com’è che ti senti?

Mi chiedo poi

se anche tu mi pensi.

Se pensi a quando abbiamo parlato della pioggia -

 

- che adesso ha smesso di cadere

E penso che forse non mi pensi.

E davvero, va bene così,

Devo smetterla di pensarti.

Ma come si fa?

Come si fa a smettere di pensare?

Equilibrio precario.



E resto in bilico

Con il mio equilibrio

Precario

Fra un ‘si’ è un ‘no’

Fra un ‘forse’ e un ‘non lo so’

Fra un ‘vado’ e un ‘resto qua’,

Ma nessuno lo sa

La fatica che si fa

A camminare senza inciampare

Tra le corde del cuore

E i fili che le persone

Tirano per portarti altrove.



Chi sei tu per decidere

Che ciò che provo non è abbastanza

Che non è giusto

Che non è razionale

Che è qualcosa che non puoi spiegare?

E chi siete voi

Per dirmi che è sbagliato provare

O anche solo sperare?

Il nemico sono sempre io

Che punto il mio indice

Sul petto delle persone

Che mi hanno ferita

Perciò anche io, a mia volta,

Trasformo il dito in un coltello

Mentre lacrime amare

Si depositano sul fondo del mio cuore

E ristagnano

Fino alla prossima inondazione

Memoria



Sono solo un groviglio di ricordi
Che passano attraverso
Il pettine del tempo.
Quando arrivano i nodi
Si confondono con la tristezza,
Scioglili con un po’ di malinconia
Oppure anche nostalgia.
Lascia scorrere il pettine del tempo
Su quella distesa di ricordi.

Le tombe incustodite del tempo



Fiori di gelida e impersonale plastica

Lasciati a segnalare un’esistenza

Un volto e un’anima

Di una persona

Il cui passato

È ignoto,

Ormai.

 

Un segno del ricordo,

Rigidi segnalibri

Della vita che fu.



Le ginocchia cedono

Gli occhi si chiudono

Lo stomaco si rivolta,

I pugni in lotta;

 

Ti accasci sul pavimento

Gridando il suo nome,

Non vedrai più quel volto

Non ne sentirai più la voce;

 

Parole di cordoglio

E abbracci infiniti

Non potranno mai lenire

Il dolore di una figlia

Che non vedrà più il padre.

Vetro



Non sei altro che vetro.
Un inutile
Trasparente
Lucido
Incolore
Pezzo di vetro;
A cosa servi?

Non rifletti
Non ripari
Tagli,
Ecco, tu tagli.
Fai male e non ci pensi,
Perché non rifletti.
La luce ti passa attraverso,
La pioggia ti sporca
E se ti rompi
moltiplichi solo
La tua inutilità.



Nascondersi solo per diventare visibili.