R.45

 



Non siamo altro che intrecci,
lo sfondo sfuocato di una fotografia.
Come puoi mettere a fuoco qualcosa che non c’è?
Cambia obiettivo, cambia angolazione
Ecco che i due fili si separano,
Cambiando, non si intrecciano più.
Non ci tocchiamo più,
Non ci vediamo (già) più.
Cos’era prima, se non un’illusione?

Dedica aperta.



Hai avuto ciò che volevi.

Ti sei tolto lo sfizio di sentire le mie mani nei tuoi capelli

Di avere la mia bocca ancorata alla tua

Di sentire le mie parole nelle tue orecchie,

Ma non ascoltavi e non sentivi

Il battito del mio cuore che impazziva per te,

Le mie labbra sulla tua pelle.

Un momento che mi rendeva felice e mi faceva provare qualcosa

Per te non è stato altro che una soddisfazione di un bisogno fisico

senza sentimento.

Inutile che di me ti piacciano:

Le mie mani,

il mio culo,

i miei fianchi

Quando non riesci:

Ad aprirti,

Capirmi,

Ascoltarmi,

Sentirmi,

Davvero.

Un momento inutile,

Il tuo sorriso tronfio

Il mio sorriso amaro

Una dolcezza dimenticata;

Hai lasciato posto al menefreghismo

Dimenticandoti che c’è ancora un cuore,

In questa terra piena di cuori,

che batte solo per te,

Ma tu l’hai spezzato definitivamente

Pensando solo a divertirti

Con il corpo di milioni di persone

giocarci e baciarle,

Senza renderti conto che il vuoto

Che senti e tieni rinchiuso dentro di te

Non fa altro che allargarsi e opprimerti

Al suono di baci automatici come macchine,

Un vuoto che smetterebbe di inglobarti

Se solo gli lasciassi uno spiraglio dal quale uscire

Se solo imparassi a sentire il tuo cuore

E il mio

Che battono all’unisono

Capiresti che loro hanno già compreso cosa fare,

Ma le nostre intenzioni sono differenti.

Restiamo treni senza coincidenze

Che viaggiano su binari paralleli

Scontrandosi solo in determinate stazioni

Per poi continuare a viaggiare:

Desiderandosi,

Pensandosi,

Cercandosi,

Senza mai agire.

Perché quando lo fa uno, l’altro si ritira.

Perciò viaggiamo in tondo, rimanendo allo stesso punto.

Come si fa ad essere così diversi e così simili allo stesso tempo?

Come si fa a provare lo stesso sentimento

Senza mai capire cosa farne?

È come creta nelle nostre mani,

Uno che vuole costruirci qualcosa

L’altro che vuole modellarla come e quando gli pare;

Incompatibilmente compatibili

Perché non arriviamo mai ad un punto d’incontro?

Ah già,

Semplicemente

Non vuoi.

Ultimo atto.



-

Osservo

I tuoi occhi come pozzi

Sommersi dai pensieri

ricoperti di scuri scudi,

Neanche un filo di luce che filtra quella marea.

Li guardo e non capisco

E forse non capirò mai.

 

                              FINE

Secondo atto



- -

Creatura selvatica e solitaria

Se solo osassi avvicinarmi,

Accarezzarti,

Parlarti,

Toccarti,

Scapperesti?

Resteresti?

Senza il coraggio di scoprirlo

Rimaniamo così:

Io,

Mano tesa verso te.

Tu,

Occhi fissi su di me.

 

E così,

Restiamo vittime dei nostri sguardi;

 

-

Primo atto



E forse la cosa migliore è proprio questa:

 

Vederti da lontano,

Ma sentirti vicino

Parlarti piano,

Ma urlare forte.

Un contrasto:

fra tanto

E poco;

Fra ombra

E luce.

È un ti amo non detto

Intrappolato nel cuore,

Incastrato nelle costole,

È racchiuso negli occhi,

Celato nei gesti,

Nascosto fra le parole

Che oso dirti con cautela,

Come se fossi un cerbiatto impaurito.

 

Più sono audace più fuggi via;

 

- – -

 

 

- NESSUN SEGNALE –



È difficile sintonizzarmi coi tuoi pensieri

Quando tutto ciò che trasmetti

È mero rumore bianco



Non puoi fuggire via da ciò che hai dentro,

Non scappi dai sentimenti

Che imperterrito

Cerchi sempre di opprimere nel petto.

Se vuoi che questo sia un gioco

Me ne tiro fuori,

Una mano sul cuore

E una sugli occhi,

Per non guardarti

Mentre vado via.



Il problema è che noi siamo partiti in retromarcia, ma appena messa la prima il motore si è spento.



Il tuo corpo

Contro il mio,

Caldo e freddo,

È un contrasto

Netto.

(In)consistenza



La consistenza delle parole

È pari a quella delle nuvole

Che vengono spinte via dal vento,

Veloce, ma lento.

Mutano e si alterano

Il loro significato non è più lo stesso,

L’inconsistenza del nulla.



Ti guardo

E sento il vuoto che ci unisce

Farsi sempre più

Silenziosamente assordante,

buio e profondo.

 

Ti guardo,

ma non ti vedo.

Ti ascolto,

ma non ti sento

E mi chiedo perché debba esser così.



La luna è testimone

La notte è complice,

E il mio cuore

E i miei occhi

Sono pieni di lividi,

Mentre cercando il sole,

Trovano solo tenebra.



Soddisfi i miei bisogni fisici e mentali,

ma non quelli emozionali.

Luce.



Chiudo gli occhi

Apro le mani

Traccio i tuoi contorni

Con dei modi digitali.

Apro gli occhi

Chiudo le mani

Contemplo i contorni,

I tuoi modi beffardi.



We are just shadows passing through the light.

Piovoso flusso di coscienza.



Piove e ti penso.

Ti penso perché mi ricordo.

Mi ricordo di quando mi hai detto

Che adori la pioggia

Così come la adoro anch’io

E vorrei tanto scriverti

E sapere a cosa pensi

Ora che piove, com’è che ti senti?

Mi chiedo poi

se anche tu mi pensi.

Se pensi a quando abbiamo parlato della pioggia -

 

- che adesso ha smesso di cadere

E penso che forse non mi pensi.

E davvero, va bene così,

Devo smetterla di pensarti.

Ma come si fa?

Come si fa a smettere di pensare?

Equilibrio precario.



E resto in bilico

Con il mio equilibrio

Precario

Fra un ‘si’ è un ‘no’

Fra un ‘forse’ e un ‘non lo so’

Fra un ‘vado’ e un ‘resto qua’,

Ma nessuno lo sa

La fatica che si fa

A camminare senza inciampare

Tra le corde del cuore

E i fili che le persone

Tirano per portarti altrove.



Chi sei tu per decidere

Che ciò che provo non è abbastanza

Che non è giusto

Che non è razionale

Che è qualcosa che non puoi spiegare?

E chi siete voi

Per dirmi che è sbagliato provare

O anche solo sperare?

Il nemico sono sempre io

Che punto il mio indice

Sul petto delle persone

Che mi hanno ferita

Perciò anche io, a mia volta,

Trasformo il dito in un coltello

Mentre lacrime amare

Si depositano sul fondo del mio cuore

E ristagnano

Fino alla prossima inondazione

Memoria



Sono solo un groviglio di ricordi
Che passano attraverso
Il pettine del tempo.
Quando arrivano i nodi
Si confondono con la tristezza,
Scioglili con un po’ di malinconia
Oppure anche nostalgia.
Lascia scorrere il pettine del tempo
Su quella distesa di ricordi.

Le tombe incustodite del tempo



Fiori di gelida e impersonale plastica

Lasciati a segnalare un’esistenza

Un volto e un’anima

Di una persona

Il cui passato

È ignoto,

Ormai.

 

Un segno del ricordo,

Rigidi segnalibri

Della vita che fu.



Le ginocchia cedono

Gli occhi si chiudono

Lo stomaco si rivolta,

I pugni in lotta;

 

Ti accasci sul pavimento

Gridando il suo nome,

Non vedrai più quel volto

Non ne sentirai più la voce;

 

Parole di cordoglio

E abbracci infiniti

Non potranno mai lenire

Il dolore di una figlia

Che non vedrà più il padre.

Vetro



Non sei altro che vetro.
Un inutile
Trasparente
Lucido
Incolore
Pezzo di vetro;
A cosa servi?

Non rifletti
Non ripari
Tagli,
Ecco, tu tagli.
Fai male e non ci pensi,
Perché non rifletti.
La luce ti passa attraverso,
La pioggia ti sporca
E se ti rompi
moltiplichi solo
La tua inutilità.



Nascondersi solo per diventare visibili.