R.49

 

Ghiaccio



Ognuno va per sé,
in balia della vita.
Pezzi di ghiaccio alla deriva:
si urtano,
si allontanano,
si sciolgono.

Tempesta



Tempesta!
d’attrazione
e confusione
nella testa…
Che impedisce alla ragione
di distinguere chi resta,
e di ammettere a me stesso,
che il problema è solo questo.

Richiamo alla vita



Chi ha vissuto troppo
Invoca la morte.
Chi ha vissuto poco
Desidera la morte.
Desidero la vita!
Invoco la vita!

Oblio



Muoio e rinasco.
Chi non è vivo o non è morto è
un’ombra.
Perdo consistenza.
Respiro ma non vivo.
Sono un’ombra.

Vile apatia



Sarebbe così semplice
spegnere la mente,
lasciarsi abbandonare
e non sentire più niente.

Se si potesse ignorare
ogni umano stimolo
sarebbe troppo comodo,
sarebbe un po’ barare.

Con tutti sarei schivo
e in fondo un po’ annoiato.
Di ciò che rende umano
mi sentirei quasi privo.

Perché, mi chiedo allora,
l’umano si vuol male?
Perché non ha imparato
ch’è doloroso amare?

Perché? Perché vogliamo
condannarci a soffrire,
e quello che ferisce
lo sentiamo di sentire?

Perché soltanto un vile
sceglierebbe di fingere
di aver vinto sull’umana
debolezza del Sentire.

Estate



Prende vita ciò che un tempo
era vittima del gelo,
e risplende sotto il sole,
rinvigorito dal calore.

Trionfa sull’inverno
e sull’appassire lento
di natura, corpo e mente,
ma non durerà in eterno.

Crudele



Lei danza sul ghiaccio che ho dentro
e, sulle note del mio pensiero,
gioca col mio unico sentimento vero.

Passione



È un lume
che guida nel buio chi è perso.
È il sangue
che scalda, sublime, chi è freddo.
È la musica,
che offusca tutto il resto.
È ciò che fa ogni giorno diverso.

È un fiume in piena
che travolge la mente di un uomo.
Ed è il veleno
che consuma ciò che resta di buono.

È il respiro
di chi è caldo dentro
ed il sospiro
di chi ha sempre freddo.

Lamento



Finisca questo supplizio!
e taccia quel silenzio
che sento nella testa
e che m’uccide,
senza sosta!

Foglie



Uno stormo di foglie brune
abbandona il nodoso scheletro,
un tempo abbraccio materno,
e va a morire lontano.

Portate in braccio dal vento,
che canta tra la morta chioma,
volteggiano e si librano
e, libere, rivivono.

Fuggo



Fuggo da chi è grigio,
e in questa carta
mi rifugio.

Fuggo dal suo viso.
E al riparo da ogni riso
mi rifugio
nella testa:
in ciò che penso
ma non dico.

Fuggo,
mi rifugio,
e mi accorgo di esser grigio.