R.52

 

Dal basso.



Credo nella stanchezza, nell’essere fragili e tristi

credo che non sempre ti possa rialzare subito, ma piano piano

credo che nella tempesta, a volte, ti debba sedere e aspettare che passi

credo che a volte per quanto ci provi, alla fine rinunci

credo che non sempre serva sorridere, la felicità non la vivi ogni giorno

credo che se guardi troppo il sole, ti facciano male gli occhi

credo che non sia l’unica con dei difetti, le donne di Picasso avevano il naso al posto degli occhi

credo che siamo tutti bravi a parlare, ma non ad usare le parole

credo nel sentirsi a metà, in un mondo che ci vuole interi

credo nel rumore del silenzio, in tutte le domande senza risposta, nel perdersi per ritrovarsi

credo che non tutti siano disposti ad aspettare che tutto questo passi

 

credo in me stessa e che il cielo cominci dal basso.

 

 

 

(R)Esisto



Ho la sicurezza della tua assenza.

 

 

Resisto.

Un contro senso



Sto correndo contro tempo

Senza tempo

Déjà vu



Un déjà vu

oppure

infinite ore che si ripetono

nella persistenza

di questo infinito tempo.

B(r)eve



Bevo me stesso,

rischiando di ubriacarmi di vita

o dissetarmi di noia.

VUOTO.



Il tutto del nulla



Questo silenzio assordante.

Disgustoso piacere.

Di un vuoto pieno.

 

Quest’effimera persistenza.

Ghiaccio bollente.

Di lucida follia.

 

Questo grido silenzioso.

Giorni bui.

Di una realtà virtuale.

DISTANTI



Distanti come Reggio e Messina.

Due città che si guardano,

ma non si vedono.

Come Reggio e Messina,

divise dal mare.

Noi, divisi dal niente.

Distanti.

Da passi non fatti

e parole non dette.

Al vento



Le poesie sui muri,

sono parole buttate al vento.