S.60

 

Sabishii



Struggenti attimi di follia
recitati a labbra tese
Lande d’un tempo
che vissi morente
 
Non è più il mio amore
che già non sento più
Vita fugace, risuona adesso
rivedo in lui, sfinito
 
Oltre gli orizzonti
che già più non vidi mai
Lui non parla ancora
e già ci odiamo, giovani
 
Adoro gli Arabi
Un carro funebre, già qui
Solo morte, poi
Immemore, lui
 
 
 

David



Notre voyage
stella nera, figlia d’abisso
Già un anno che moriamo
chissà dove saremo, adesso
 
Ti senti così solo
che potresti morire
E Ziggy resta qui
solo per guardare
 
Quante bugie, a voce piena
ci uccidono questa notte
Io sono uno specchio
immemore e frantumato
 
Il duca silenzioso
non prende il primo treno
Da stazione a stazione
la pena è la stessa
 
C’è vita su Marte?
Sette sono i miei giorni
per vivere, oppure perire
No, non saremo mai eroi
 
Berlino piange un muro
non è la mia memoria
Io rivedo quei due innamorati
baciarsi lí vicino
 
Oscilla il pendolo
umano disincanto
Sette giorni non più
avremo cinque anni ancora
 
Hermione, ti perdo
gli angeli sono andati via
Così ardendo lentamente
ceneri alle ceneri

Immemore



Respira con me
Una nuova cometa
Lontana dal cielo
Qualcosa che già non so
 
Iridi morte
Insieme, cecità
Ho te cara
La morte acconsente
 
Danzano spesso
I nostri demoni
Notturna sinfonia
Smembrati dal principio
 
Insofferenza
Gemono, odiano, muoiono
E scorci di sentieri
Che già percorsi mai

Seme di vita



Non desidero i tuoi affanni
Non adesso, né più mai
Per l’uomo che fui
Ed ora più non è
 
Spesso mi chiedo
Se l’esser mio
Fu primo sogno
O ultima realtà
 
Così ti chiedo
Non chieder più di me
Che’ non è lecito cantare
Per sola forza di memoria
 
Ma sii certa
Che di te canterò
Per virtù di memoria
E l’incombere di perduti affanni
 
 

Ultimi Giardini



Gli istanti di Giada
Oramai svaniti
Una nera sete
Davvero implacabile
 
La sera dei soli
Al passo della fede
Irene li protegge
Certa del futuro
 
Selene osserva
Silente e attenta
Sovente si distrae
Gelosa dei suoi figli
 
Eros si sopisce
Concluso il suo dovere
Sognando invero
Di attimi davvero suoi
 
Non chiede nulla
Il vegliardo già solo
Eppure qualcosa
Lo coglie in pieno sonno
 
La giovane sposa
Da tempo rapita
Colta dai numi
In odiosi pensieri
 
Disdegna il tempo
E la sua attitudine
Lei vive comunque
E nulla teme più
 
Lo sposo la esorta
A gioire del momento
E ignari non sanno
Che il tempo leggere non sa
 
 

Hiver



Fuoco, fuoco
Cammina con me
Perduta immagine
Di chi più non c’è
 
S’infrange la notte
Sui corpi velati
Stringendoli così
In attimi dannati
 
Il nostro timore
Perde coscienza
Figli di una vita
Finita, già intensa
 
Domina Irene
Sui giorni del domani
E cade la notte
Il sonno dei titani
 

Psogos Cronou



Uccidimi adesso
Senza esitare
Che della mia vita
Rimanga questa sera
 
Complice l’Egitto
Tra piramidi
E segni mai compresi
Tu fosti la sola
 
Così la Bastiglia
Oggi caduta
Simbolo villano
Di gente ferita
 
Ricordi di Itaca
Suo il celebre ingegno
Che molti ingannò
Ma non il tempo
 
Ilio cade
Anche oggi
Fratelli scellerati
Che imbracciano armi
 
Sette contro Tebe
Per sete di conquista
Chi vinse davvero, dimmi
se scorre il medesimo sangue?
 
Salpa pure per Delfi
Certo non ti fermerò
E non conosco
Il divino volere
 
Uccidimi adesso
Senza remore alcuno
Che la notte giunge
E non voglio assopirmi
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Silenzio



Il masnadiero errante
Si’ tristemente va
Per le perdute vie
Col silenzio dei lumi
 
Così il marinaio
Davvero fiducioso
Nel mare burrascoso
Veglia su di lei
 
La notte risuona
Nel tempo assente
E mormora la vita
Tradendone l’affanno
 
Il corvo si svela
Al passo delle nubi
Ed in lei ravvisa
Un tacito disprezzo
 
Mormorano
Tremano
Soffrono
Più non sanno
 
Ed il timore dei soli
Il tempo vano
Cercando il fiore
Nel deserto d’Ade
 
La metà del fuoco
Arde ancora, lì
Ed il colle dei beati
Vi pose le fondamenta
 
Il dramma dei destini
Tra l’immenso
e l’improprio
Nessuna verità

Notturnia



Così sembra
Non bastare mai
La notte infelice
Se desta rimane
 
Distoglie lo sguardo
Al lento quietarsi
Per mortale caducità
E desio recondito
 
Che’ la notte, invero
Non protegge nessuno
E cresce il tormento
in grembo alla sera
 
Così ombreggi
Le spoglie mortali
Per vite affannate
Da tempo defunte

Madeleine



Tre Marinai
Al passo dei Venti
Danzanti per caso
Sulla vetta dei sospiri
 
Forse non sa
Il monito dei cieli
<< Osserva soltanto
nell’attesa che spirino>>
 
Forse viennese
Forse figlia della Loira
In lei s’intravede
Lo sguardo della sera
 
Sembra il canto
Ed il coro tutto
Come una voce
Di sé custode
 
Estranea a sé
Nella via notturna
<< Invero non conosco
la mia volontà>>
 
Lunga la veste
Che il pensiero esorta
Pur celandone le vie
Non l’abbandona
 
Il nome del silenzio
Ne fu testimone
Cingendola di sguardi
Lontano dal volgo
 
La notte fedele
Accanto le si pone
Mentre percorre
La via di cera