S.01

 

utopia



“Sognai talmente forte che mi uscì il suono dal naso”

un istante ocra



Fogli a quadretti e foglie secche d’autunno
La pancia semivuota,
la bocca asciutta, lo sguardo sfinito.
Sono casualità, sono memoria.
Le foglie color ocra, non lo sono.
Ocra come le dune del deserto del Mali,
dorate come quei bellissimi seni.
Esse rispondono al cosmo,
a logiche interne imperscrutabili.
La mia bestia non risponde che all’istinto
alla fame…
Il passante, ignaro che le foglie continuano a cadere,
corre e va.
Io ignoro che i passanti continuino ad andare
da qualche parte, perché
Le foglie continuano a cadere
E non esiste null’altro all’infuori della loro danza.

il ciuffo che conta



Cinquantenne. Finto biondo.
Giacca fiacca. Orologio in tasca.
Capigliatura fresca.
Aria compiaciuta.
Sguardo irremovibile da gran minchione
- di chi ha in tasca il soldone –
Si libera un posto.
Cambio vagone piuttosto!
Attorno a lui il vuoto…
La sua anima: in nessun luogo.

sporco



Passi scuri
Come cicatrici senza senso
Su uno sporco manto innevato
Bagnato di velluto.
Fuori…
Ancora il gioco dimenticato
Di un bambino.
Vasi imbiancati di solitudine,
Rami incatenati,
Mare e cemento.
Tutto il vento del mondo è qui!
Tutto il freddo del mondo è qui!
Ed io…
Da dentro questo mio tormento
Spio la morte della terra oggi.

d i s i n t e g r a z i o n e



Fradicia e sperduta sotto questo angolo di cielo
E più mi perdo pe’ stradi di sta fridda città,
Più sta genti mi pari ancora più grottesca…diversa.
Io, lo sono!
Cammino senza senso, a rallentatore, da un marciapiede all’altro,
Da un pensiero all’altro.
Il mio abbinamento sciarpa-cappello…discutibile, lo so!
Me lo fanno notare le signorine grandi firme di queste raggianti vetrine del centro,
Ma stu friddu mi trasi ‘ntra l’ossa e ho bisogno di raccogliere su di me tutto il calore che posso.
Faccio un gioco: fisso i passanti dal pertugio dei miei spessi indumenti e passo la palla,
Sì, per…gioco.
Ma sti genti su chiù rinforzati di me,
più impenetrabili dei miei stessi abiti e non mi vedono affatto.
Passano oltre.
Camminano oltre.
Penso oltre.
Fredda, bagnata e altrove.

rivoluzione!



Il mio asse è inclinato come quello della terra:
La mia rivoluzione attorno al sole muta le stagioni
Dei miei anni con la stessa ridondanza dei giri di giostra.
Un occhio ruota intorno al labirinto, la faccia gelata e
Un morbido gomitolo di veleno nella pancia.
L’altro dorme nel bozzo della stanza senza luce.
E’ sempre la luna che scatena le maree ed è lei che
Interferisce nelle rotazioni dei miei perché.
Traslo i pensieri asfissiata dalla paura e
Di nuovo mi spengo davanti alla tv con
Un film che urla la bestialità dell’esistenza
E la mia stessa ambiguità accecante.
Sono sempre io a cadere nel fosso delle mie rivoluzioni!
Una persona nuova si rialza.
L’idea non muore mai: motore immobile del mio cadavere.

rimmel e perché



Distrattamente bellissime,
Smarrite dentro un tè di
Sogni voli vane attese,
Giochiamo a sfidarci, a sfidare il mondo
Dall’alto di bassi buffi tacchi spessi.
Cipria, rossetto, décolleté,
Rimmel e ansia: in borsa quanti perché?
Sole comunque…
Giovani, giovani vecchie, vecchie giovani,
Madri, amanti, amiche.
Portiamo la spesa sul collo
Mentre innalziamo muri di fragilità e rumore.
Voliamo con le caviglie al guinzaglio
Dipingendo con gli occhi il futuro che non c’è
Comunque sole…
Piangiamo sulla cornetta, mangiamo sulla cornetta,
Recitiamo alla toletta,
Ridiamo davanti allo specchio, inorridiamo davanti allo specchio.
Donne: sole.
Dolcissime chimere
Di voluttà,
Dai fianchi morbidi di fertilità,
Teniamo in grembo un segreto
Che la Grande Madre ci ha donato.
Donne: comunque
Forti, fragili,
Impavide bellissime amazzoni
di città.

solitude



Venga la notte a salvarmi da sta ferina solitudine.
Venga pure la vecchiaia a rapirmi dall’arrendevole giovinezza.
Venga la paranoia a cercarmi…

le piume delle mie ali a soffocarmi.

november noises



In un antro recondito
Della mia pelle
Un tepore…
Sospeso,
Sonnolento.
Respiro profondo di un cristallizzato stato di sete.
Un calore confortante,
Momentaneo,
Sinistro.
La mia tranquillità è uno stato di assenza più che di quiete.
Rassicurante
La calma in cui affondano i miei arti silenti;
Si lasciano cullare dal lento e stanco trascinarsi
Delle gomme sull’asfalto per le vie
Oltre la mia fronte immobile
laggiù, non so dove.
Il loro passaggio regolare scandisce il ritmo incerto del mio rumore,
rallentato,
straniato,
pulsante.
E la luce continua ad abbagliare i miei pensieri
Come flash sgraziati

Ancora e ancora e ancora.

notturno



Un bruco galleggiante
su binari logori
Sfreccia iridescente
Trascinando in seno un vuoto desolante.
Nell’aria solo un tàratàtà tàtà tàtà
Che squarcia il buio pesto di
quest’ora della notte
E scuote i pochi passeggeri.
Il balletto grottesco delle loro teste morte
È una risata alla bellezza!
Sugli specchi
Stormi di neon si riflettono a mitraglia,
Mentre un cieco vagone stanco
Ruba le ore a un sonnolento viaggiatore.

Nudaria



Nuda
Nell’ora stanca della notte.
Mi scopro donna
Alla luce argentea della luna.
Nuda
Nell’ora in cui gli amanti
Chissà dove
Sussurrano giochi
E voluttà.
Cammino danzando per non far rumore
abbandonandomi a quel chiarore
al tepore del letto,
ai desideri del passato.
Nuda
Mi risveglio senza,
Sole né volontà.
Il profumo dolce dei fiori di maggio canta
Per me l’amore,
Mentre le nuvole mangiano metri di cielo sopra le teste
E dai miei fianchi.
Nuda
Mi rivesto per svanire nell’aria
Come passione evaporata al sole,
Taciuta, mai bevuta.

E senza



Camminando tra la bestiale folla da shopping natalizio
A passi spediti,
Quasi a schivare la gioia di quelli…
Un brivido caldo mi percorre la guancia
Gelata dall’aria di dicembre e
Sale su fino a svegliare una lacrima, che
Stupida non tarda a cadere.
Senza sogni, senza amore, senza soldi, senza senso, senza…!
Cammino cammino
con lo sguardo appiccicato alle luci e
Al cielo terso di questo pomeriggio.
Mi infastidisce il profumo arrogante carammellato
delle femmes sens penseé,
è volgare, sa di volti truccati per forza, capelli finti.
Di braccia troppo agghindate,
unghia laccate, mani curate che
stringono con freddezza compagni non voluti.
Cammino veloce verso casa, sentendomi altro,
Differenza, sofferenza;
Cerco un angolo dove non sentire il peso della folla solitaria,
Un po’ d’aria di aria…
Un albero, una panchina,
Un pensiero.

Aria. Solo questo.

di morte tramonto



Passo col rosso
Guardo dritto negli occhi
Cammino veloce ma so chiedere scusa.

Passo negli occhi veloce

e mi fermo stravolta
a piangere sul tramonto…

spettinata
triste e stanca.

dentro



Cuore di lana e giubbotto pesante,
Ripiegata su me stessa e
Su un te caldo, che non sento,
Mi ci perdo dentro,
Mischiandomi allo zucchero per non guardarmi, e stento
Ad affrontare sta paura.

Lascio cadere la valigia di cuoio, la fame e
La follia.

Il riflesso del mio viso si confonde
tra tacchi e culi delle ventenni là fuori, super sorridenti
In compagnia di amichette e bellimbusti.
Gente di qua di là, passanti
Oltre la vetrata che vanno e vengono
Trascinando valigie pesanti
E volti smarriti nel freddo di dicembre.

Il buttafuori interroga silente il mio tormento,
Mi cerca con i suoi profondi occhi:
Si avvicina al mio sgomento e con virile grazia lo libera dalla cartacce,
Mostrando solo a me le sue bianche perle di dolcezza.

Inizio a sentire il calore del te, anzi
ora brucia in gola,
Nello stomaco e nelle viscere,
Quasi mi ferisce.

Resto ancora un po’ inebetita davanti alle ombre della notte,
Scrutando oltre il vetro, immaginando,
Fantasticando…

Ecco una donna trasandata,
Gonfia d’alcol e solitudine passare davanti al vetro.
Entra dentro
a riscaldare il culo per qualche minuto
lontano dai demoni della strada.
Indossa vestiti troppo aderenti
Per la sua età, logori e appariscenti;
Trucco da bambolona e capelli arruffati
Finti.
Due occhi neri grandi e tristi, labbra affamate d’amore.
Attorno a me quanta umana fragilità…donne e uomini dall’aria vacua,
Inconsapevole, ingannata di falsità e apparenza.

Il mio caso passa in secondo piano mi sa:
La trivialità dei dettagli di questo stupido luogo del cibo a buon mercato
Rapisce tutta la mia attenzione e si fa lercia poesia per i miei sensi.
I passi qua fuori, ripetuti ancora e ancora, avanti e indietro,
Si fanno ritmo…
Mentre divento te caldo, liquido e profumato
Come l’amore pensato
Di questa notte che mi attende dall’altra parte della città.
Vibrerà nell’eco della sua musica dal mio corpo gaudente
Nella danza e nel sudore.

Bevo l’ultimo sorso assieme alla paura dell’incontro,
Raccolgo la valigia e il desiderio del suo volto.
Saluto con lo sguardo il mio angelo nero dagli occhi gentili.
Salgo sulla notte per ingoiare corpi vicini.

Musica dentro, musica fuori
Occhi indagatori,
Impertinenti, insidiosi, irriverenti.
Muoio all’alba delusa e infreddolita
Più sola di prima
Sul treno della speranza all’incontrario.
Verso una non casa,
Solo un tetto, un letto e una luce spenta.

Punto

Dio è morto alla rosticceria cinese



Stonato alcolico
Guccini
nelle corde
di un folle
alticcio e solitario.
- Lui è speciale -
dicono due occhi a mandorla
con composta dolcezza.
Ride di gusto!
Sì, ridi forte!
Canta la vita
scimmiotta l’Italia
con accento crucco,
sguardo distaccato.

Dio è morto!
Dio è morto…
ai bordi delle strade
mentre la mia generazione indifferente
resta a guardare.

dai tetti



Adoro il tintinnar di forchette
dall’alto delle terrazze dei palazzi.

I passi che mi separano dal tuo cognome
amica mia che mi aspetti triste davanti al portone.

Le voci d’estate della gente che cena
il vento caldo, la luce della luna.

e tu…leggera come schiuma consumi i tuoi anni
in quest’incerto vagare.

controllo



Scelgo di restare
e morire…
tu che fai?
Ti fai allontanare,
carnefice di te stesso
e vittima del mio sesso.
Non credi di meritare,
non puoi che crollare,
Piangere, violare
la gioia che non sai
che non saprai mai.

sogna lavora muori



Appello militare della sveglia:
timida la mia risposta.

- Ancora un’altra prova,
ancora un altro giorno,
miseria, orgoglio -

Timida la luce dalla finestra
mi rammenta l’angoscia.

- Alzati! Svegliati! Vestiti! -

Il conato del bisogno mi urla il dovere.

- Stira la camicia,
piega la camicia,
indossa la voglia -

Trattengo la fatica.
Nascondo la paura.

- Sorridi! Pulisci! Servi! -

Prima mancia:
stasera si mangia!

Queste ore mangiano metri ai pensieri,
rubano aria ai voli.
E alla sera,
lavo a mano lo stesso
consunto
pantalone…
svenendo con orgoglio davanti allo specchio.

Acre



Otto rintocchi di campana. Occhi serrati, denti impiastricciati.

Letto umido, sfatto di sogni bagnati.
Tenere illusioni perse in un buongiorno di maggio,
In un timido sole,
Nel manto morbido del mio cane,
Nello schianto di un violento atterraggio.
Acre il mio odore affamato,
Dolce lo sgomento celato.
Otto rintocchi d’amore. Otto litri di sudore.

Dubbioso risveglio
di un imperituro incendio.

bonobo



Ti tocco e tu chiudi gli occhi

nascondi tremori, mi guardi, non menti.

Ti perdo ti trovo ti entro e poi perdo.

Un gioco di ore che bruciano in un attimo

nel fuoco infinito della paura.

Respiri forte e non mi tocchi…f f f f f f f f …

La notte muore nelle mani e tra le gambe

di giovane passione che danza senza far l’amore.

Tace.