S.130

 



Eppur non vidi mai

così tanto me stesso

fuori di me

 

che di specchiarmi

ebbi come la sensazione

guardandoti.

 

Allora attento guardai dentro di te

nel mentre che mi perdevo

in me.

A picco sul mare



Qualche turista si ferma a scattare un ricordo

ai bambini fa girare la testa ma poi ridono

meravigliati dal senso di altezza che hanno intorno. 

 

Il mare biancheggia

tra gli scogli che ruvidi 

spuntano come i tuoi seni turgidi.

 

io rimango a guardare

insulso spione di me stesso. 

Attacchinaggio



Nella notte la città è muta ma
tra il grosso fracasso di parole sciolte
su fogli segnati dalle tre fatidiche lettere rosse
risuona, un riverbero verso di gabbiani.

giovani poeti, 
studenti e banali erranti
camminano in silenzio:
hanno tra le mani parole a cui dare un senso.

Sei



Sei

quel frammento di cielo

c he quando tengo il naso un po ‘all’insù

s’intravede se guardo bene

tra le foglie ei tetti, 

seppur piccolo piccolo e quasi impercettibile

miracolosamente 

mi ci perdo dentro.

 

Sei

l’orizzonte che sconfinato si spande

davanti ai miei occhi.

Del mare in burrasca tu sei le gocce 

infrante ad ogni scoglio e l’aria densa

piena di sé che si respira.

Sei la vita, l’amore di una vita sei 

questa lacrima che scivola sull’arido 

deserto 

di questa pelle.

 

Sei

delle mie labbra il segno

lasciato da un calice di vino rosso

indelebile.

Materia



Prima c’eri tu

che riempivi spazi d’aria,

luoghi di tempo.

Sei piccola ma riempivi tutto.

Spazi di colore bianchi che diventavano rossi

luoghi di tempi morti che diventavano vivi. 

Ode



A tutte le emozioni letali,

ma anche alla voglia di farsi del bene,

di quel bene sempre misto al male.

 

A tutti i sogni degli illusi, 

e alle immagini che muovono nelle vene 

viste con gli occhi di chi li ha chiusi.

 

All’eco di un oblio di una voce

a tutto ciò che dentro di me cade

senza trovare pace.



Ma dove vai

cos’è, non lo vedi che hai la faccia scavata dai ricordi?

giù in profondità quelli

ti scendono 

fino ad arrivare alle porte perlate 

di labbra assetate 

spaccate dal vento.

 

ma dove nascondi le notti infuocate

che porti nel cuore

narranti corpi stremati

per l’incessante dolore 

di essere arrivati?

 

chi ti guarda per strada lo sa

che ti porti dietro cose

troppo  grandi per stare 

in una persona così piccola.

ma non sa quanto sai resistere

ai colpi sferrati da ciò che hai dentro.

C’era uno spazio



C’era uno spazio accogliente

da cui, a rigare il viso, straripavano lacrime calde,

sorgenti di mille parole 

sillabe mute di interminabili sentimenti.

c’era uno spazio che non so che fine abbia fatto

che non so se sia stato riempito. 

ma ho paura a dimenticarlo

così

perso chissà dove

e lasciarlo vuoto.

che vuota rimarrebbe

tutta quella parte di me 

che senza più te 

niente è.



Nostalgia non mandarmi via

con quelle tue mani.

Voglio restare ancora un altro po’

e per un’ultima volta

nel tuo abbraccio bugiardo

di finto calore

pensiero impostore.

 

Convincimi che tutto non sia beffardo

Mente mia,

dammi la prova che lo spettacolo sia vero

che il vento ci sfiori davvero

che lei è qui e non dietro un velo.

Vorrei la pioggia



Hai reso aride le sponde del mio corpo.

Al passaggio del tuo pensiero veniva una linfa

vitale:

spuntavano fiori

spuntavano girasoli.

E quando eri pioggia fresca

non si sentiva dello zolfo l’odore

ma c’era sulla mia pelle

il sapore dell’amore.

Vorrei la pioggia