S.130

 

Vive le vent, vive le vent!



La rovente assenza di una placida coscienza
ribolle nei pensieri brandelli di lacerata nuvola.
Contro una vita traditrice
una lavica parola basta perché s’accende
d’un uomo l’anima incandescente

 

cosi leva le bende
poi le catene, liberando la mente
taglia i legami prima col passato
e poi col presente
e in fiamme si para davanti al ventoso Futuro.

 

l’Iddio Onnipotente è chiamato a guardare
ma l’uomo ride perché
è Inerme e non lo può giudicare
per quella vita spesa a bruciare al soffio del vento.

 

Niente può placare questa poesia di vento
che spira su menti obbedienti e anime spente
come il mare quando si schianta
addosso a spiagge ferme.



Rìvolo d’acqua curva sulla tua guancia

e si perde alla foce della tua bocca.

Scompare, tra carnosa morbidezza

della pelle che da bianca si fa

semplicemente rossa.

 

Pare scivolano d’un pianto gocce di sale

di fuori non s’ode rumore del mare

ma solo il canto di quelle cicale.

Ma tu sei come assente e cedi e ti concedi

al gusto di questo impatto letale tra il bene e il male

piacere primordiale che ricorda all’uomo di essere

cosa animale.

 

È estate e l’aria è arida ma tu sei combattuta e sbraiti e sbatti e piangi la forza di vivere un attimo

di piacere.

 

De meo universo



La sabbia

 

come la filigrana

le macchie di leopardo,

un quadro di Seurat.

 

Come i granelli di polvere

che oltre il vetro

turbinano nel raggio di sole.

 

Come le lentiggini di mia madre

briciole di pane,

poi un fiore, amore

a piccole dosi.

Mi governano piccoli corpuscoli d’atomo

leggeri si portano col vento

e non c’è spazio che si dica vuoto

senza di essi.



Ruvido seno turgido

scoglio.

Onirico fondale umido

libido.

Personale verità



Lancia lo sguardo a Nessuno

e bacia l’aria.

Amerai l’ombra inconsistente del

vano credo lontano:

dell’Esser sacro e

insieme profano.

Speranza e vanità



M’hai fatto brullo e deserto

un pazzo

in cerca di un precipizio.

 

Un muro rimasto a brandelli

un foglio bianco

senza disegni

una foglia leggiadra

ghiacciata, dal freddo.

Nel vento resto

aggrappato a spirar incerto.

A picco sul mare 2



Del mare mi pare
che quasi mai si stenua
il suo infinito colore,
come disteso
sullo sfinito languore
che a poco a poco
sembra diventar
lontano
sfumato piano.

io rimango a guardare
così piccolo a sentirti così grande

A me e a te che siamo stolti



Sogno ma son desto

guardo ma son perso,

deserto?

 

E a te cosa sembra?

questa vita

se non quell’inutile cielo terso?

 

La mosca Ulisse



Il giro di giostra, mostra

alla mosca cieca

la parte losca del mare in tempesta.

Lanciata nel vento va intrepida

via dalla terra.

 

Ma un’onda scura addensa l’aria,

quando s’infrange

sulla roccia dura che le intrappola l’ala.

 

Il groviglio di quelle onde di trina

diamante crivellate

possiede la sua cecità. Vaga

appannata e stanca su un argenteo sentiero

Luna.



Eppur non vidi mai

così tanto me stesso

fuori di me

 

che di specchiarmi

ebbi come la sensazione

guardandoti.

 

Allora attento guardai dentro di te

nel mentre che mi perdevo

in me.

A picco sul mare



Qualche turista si ferma a scattare un ricordo

ai bambini fa girare la testa ma poi ridono

meravigliati dal senso di altezza che hanno intorno.

 

Il mare biancheggia

tra gli scogli che ruvidi

spuntano come i tuoi seni turgidi.

 

io rimango a guardare

insulso spione di me stesso.

Attacchinaggio



Nella notte la città è muta ma
tra il grosso fracasso di parole sciolte
su fogli segnati dalle tre fatidiche lettere rosse
risuona, un riverbero verso di gabbiani.

giovani poeti, 
studenti e banali erranti
camminano in silenzio:
hanno tra le mani parole a cui dare un senso.

Sei



Sei

quel frammento di cielo

c he quando tengo il naso un po ‘all’insù

s’intravede se guardo bene

tra le foglie ei tetti, 

seppur piccolo piccolo e quasi impercettibile

miracolosamente 

mi ci perdo dentro.

 

Sei

l’orizzonte che sconfinato si spande

davanti ai miei occhi.

Del mare in burrasca tu sei le gocce 

infrante ad ogni scoglio e l’aria densa

piena di sé che si respira.

 

Sei

delle mie labbra il segno

lasciato da un calice di vino rosso

indelebile.

Materia



Prima c’eri tu

che riempivi spazi d’aria,

luoghi di tempo.

Sei piccola ma riempivi tutto.

Spazi di colore bianchi che diventavano rossi

luoghi di tempi morti che diventavano vivi.

Ode



A tutte le emozioni letali,

ma anche alla voglia di farsi del bene,

di quel bene sempre misto al male.

 

A tutti i sogni degli illusi,

e alle immagini che muovono nelle vene

viste con gli occhi di chi li ha chiusi.

 

All’eco di un oblio di una voce

a tutto ciò che dentro di me cade

senza trovare pace.



Ma dove vai

cos’è, non lo vedi che hai la faccia scavata dai ricordi?

giù in profondità quelli

ti scendono 

fino ad arrivare alle porte perlate 

di labbra assetate 

spaccate dal vento.

 

ma dove nascondi le notti infuocate

che porti nel cuore

narranti corpi stremati

per l’incessante dolore 

di essere arrivati?

 

chi ti guarda per strada lo sa

che ti porti dietro cose

troppo  grandi per stare 

in una persona così piccola.

ma non sa quanto sai resistere

ai colpi sferrati da ciò che hai dentro.

C’era uno spazio



C’era uno spazio accogliente

da cui, a rigare il viso, straripavano lacrime calde,

sorgenti di mille parole 

sillabe mute di interminabili sentimenti.

c’era uno spazio che non so che fine abbia fatto

che non so se sia stato riempito. 

ma ho paura a dimenticarlo

così

perso chissà dove

e lasciarlo vuoto.

che vuota rimarrebbe

tutta quella parte di me 

che senza più te 

niente è.



Nostalgia non mandarmi via

con quelle tue mani.

Voglio restare ancora un altro po’

e per un’ultima volta

nel tuo abbraccio bugiardo

di finto calore

pensiero impostore.

 

Convincimi che tutto non sia beffardo

Mente mia,

dammi la prova che lo spettacolo sia vero

che il vento ci sfiori davvero

che lei è qui e non dietro un velo.

Vorrei la pioggia



Hai reso aride le sponde del mio corpo.

Al passaggio del tuo pensiero veniva una linfa

vitale:

spuntavano fiori

spuntavano girasoli.

E quando eri pioggia fresca

non si sentiva dello zolfo l’odore

ma c’era sulla mia pelle

il sapore dell’amore.

Vorrei la pioggia