S.16

 

Trappola Heligoland



Sono un antro inospitale
fatto di carne
e filo spinato.

Sono la tua Trappola Heligoland.

Ma sono anche
antro sicuro e

finestra sulle mie
viscere aggrovigliate.

Tu,
abitami.

Tenaglia



Affilata tenaglia,

dà un taglio netto

il corpo

brandello inutile.

 

Abbandonato sul marciapiede

un feto sanguinante.

“Non calpestatemi”, grida,

l’ingenuo embrione

prima di esalare

il sospiro fatale.

Ogni giorno



Ogni giorno

senza di te

è un giorno

perso.

Se tu ti fermassi



Se tu ti fermassi

agli angoli delle mie strade

troveresti

la luce dei lampioni

e i tuoi occhi si accenderebbero

di fuoco

dentro i miei.

 

Se tu ascoltassi

la musica e il vento

e i passi

e il ticchettio della pioggia

sentiresti

da lontano

il mio respiro

 

Le briciole della mia anima

Il Dubbio



Forse avrei potuto far qualcosa.
Avrei potuto dir qualcosa.
Forse invece non c’era
Proprio nulla,
da fare o dire.

Che strana parola
“Forse”.
Vivere nel dubbio.
O sopravvivere
Nella certezza?

Ti ho amato



Ti ho amato.
Ti ho amato per un anno.
Con dolcezza.
Come si amano i bambini,
che si rincorrono.
Che scappano, ma
Si ritrovano sempre.

Ti ho amato come si amano gli amanti.
Con passione e compassione.
A denti stretti e con costanza,
determinazione, ostinazione.

Ti ho visto per strada.
Camminavamo, io e te.
Ci siamo guardati e non ci siamo detti niente.
Cosa potremmo dirci io e te,
ormai?

Ti ho continuato a cercare,
in altri occhi
che non sono i tuoi.
Guardandomi nello specchio
appannato dai vapori dell’acqua,
non c’eri.
Una figura sfocata mi fissava.
Ero io, che cercavo te,
che cerco te. O cerco me.

Pneuma



Felicità.

quattro sillabe sulle

bocche umane.

Parola che riempie

pagine bianche

profanate da righe nere.

Otto lettere

per un luccichio

degli occhi?

Per abbracci caldi

e notti fredde?

Come descrivere

i sogni

incastrati in un petto?

Pneuma di vita, respiro profondo.

Gioia e luce

come all’alba,

come al tramonto.

Questo sei per me,

Felicità

Vittima



Mastico bestemmie che non mi appartengono,
sputo bile, arraffo sensazioni.

Sono io che mi guardo
ma non mi osservo.
Non mi posso fermare.

Non mi posso fermare,
ma forse vorrei,
forse dovrei.
Dovrei? Forse. Dovrei.

Ruggine nella mia bocca,
è il sangue della vittima sacrificale.
A volte sono io,
a volte sei tu.

IL SOGNO



Sognarti in un giorno di sole.
Sognare e così vivere
Di proiezioni, di fantasie.

Fantasie che mi nutrono e mi sostengono,
mi danno il coraggio di non scordare,
di sperare e non disperare.

Sono giorni di sole,
anche senza te.

Di notte



Cammino per la via.

Sentieri, vie, strade si intrecciano,

labirinto.

La nebbia è illuminata dai lampioni.

Si gela e le mie mani tremano.

Uno sbuffo caldo esce dalle labbra

si incontra con l’aria fredda.

Mi abbandono e

continuo a camminare.



Mi guardo riflessa nei tuoi occhi.

Io, una piccola sagoma caleidoscopica,

sono qui davanti a te.

Mi scruti con quegli occhi

tagliati sottili, dolci ferite che

mi riducono in frammenti,

mi disarmano,

mi lasciano stesa senza più

la forza di parlare,

la forza di ascoltare,

la forza di scriverti parole

che mai leggerai.

Piccola macchia informe,

sono qui e aspetto

il momento in cui

chiuderai le palpebre e

io sarò di nuovo

essenza primordiale.

Le mani



Le mani nodose intorno al collo.

Forte è la stretta del pugno,

costante il ritmo

pulsato dal sangue nelle vene.

Si spegne la luce e continua

l’Eco.

Sono suoni che si perdono in un fremito,

in un gemito?