S.21

 



Di questa mattina, di questo pomeriggio da leoni,

di questo tramonto, di questa notte piena di rumori

di magnolie alte

come palazzi

di questo porto di piazza

di questa sala comune di gente che è sveglia

di questa solitudine a perdita

d’occhio

di questi sentieri che convergono al lago

io sogno quello dei cervi



È ancora possibile entrare nel letto dell’Arno

turbare il solvente delle stagioni

senza essere né salici né aironi

ma carichi di ingombro e di dettagli?

 

rimane ancora tempo

o la natura ha perso il senso

non è più insatura la soluzione?

Maternità



A chi lasceremo questa visione del deserto

quando il deserto finirà e

si farà strada, contorno, direzione.

Quando

la neve tornerà

erba e appariranno

i ranuncoli

alle bocche delle città sotterranee

fino alla rupe mai battuta.

 

Sei nata nei miei occhi

e negli occhi di lei, padrona di casa,

nella bufera ci siamo

tenuti di vista

l’ho guardata chinarsi sull’erba, impartire carezze alle foglie:

la sua pelle era creta.

La danza macabra



a P.

Amare e dimenticare è la tua forza

 

dalle tue fronde

uomini interi

hanno perso la presa e sono

caduti ad un altro destino che non disturberà

i sogni tuoi

e dei tuoi nuovi amanti

 

In altre vesti

ti è capitato d’incontrare

il tuo passato

con uno sconosciuto corpo di cerbiatto

ti ritroverai a ballare



Di notte vanno le montagne.

La terra ti scorre sotto ai piedi,

tu ci provi a sfuggire

ai terremoti…

nell’aria brilla il canto degli uccelli

ti svegli, le tane parlano

consulti le ombre tolte al fuoco

separi nuvole da fondi

limpidi, discrimini le parti.

Al risveglio, ti spaventa

l’oroscopo sedimentato

e tu sei miope come il vento

che si prende la strada a tastoni

Feniglia



Attimi di mani che si allentano

bracciali persi nelle onde

unghie spezzate

 

così anche la nostra

fra tutte queste sarà una perdita

indolore?

 

e dopo tanto trattenere e dormire

torneremo a pescare

mescolati nel magma?