S.24

 

Silenzi



Mi trascina l’eco
di quanto non hai detto.
Taci ancora
non vorrai diventare banale
non vorrei perdermi per strada.

L’ancora ed il chiodo



Affonda l’ancora e non s’incaglia
così un pensiero scivola nell’abisso fetido
della parola che mai ti ho scritto
in quella notte immensa, che non so
se era ieri
se era mille anni fa
se sarà un domani
che soltanto so
voglio stornare da me,
da quel ricordo che ancora ho da vivere
ma che ha già affisso il chiodo arrugginito
del rimpianto
sulla fronte canuta della mia memoria.



Non ho fiato, così è il dolore.
Ho taciuto, e per questo ho pagato
con denari d’oro e d’amore
la miseria che mi abbarbica.

Non ho fiato, per il dolore.
Sfuggiva il quadro
del pensiero che governava
questo flusso mozzo di parole.

La foglia si prosciuga,
il rivolo s’accartoccia.
Un pianto sommesso, mi ha svegliato.
Non il tuo canto, né il desiderio.
Ora taccio.
Mi ha dimenticato la natura stessa.
E tu non sai chi è qui che resta.
Non ho fiato, è mio il dolore.



Falso.
Chi ha visto qualcosa
di vero
chi ne ha conosciuto
la dignità
me la venga a raccontare
con parole sue
non copiate
non prese in prestito
non riciclate.
Sono esausto di questo tradimento.
Il mondo è esausto di me.
Lui, traditore.
Si faccia avanti
la sua nuova amante.

Autodeterminazione



Risa sguaiate, figlie d’un idolatria
e deliri di castità
e voti d’onnipotenza
e pretese di imbecillità.
Ammantano d’ipocrisia
la responsabilità.

La nostra tensione non s’esaurisce,
rassegnatevi.
È là fuori, vagabonda.

La sola religione che ho
è la mia ragione.



Non è la mia voce,
sussurro ormai confuso,
a farsi assillo nei bruni
pensieri scapigliati
e a risvegliare te
che altro non senti
se non quanto già credi.

Muta, s’infrange
sul muro indifferente
di un passato già vicino.
E vivi ancora d’un sonno
che in profondo
aspira a sogni volubili
pronti a svanire con un’alba.

Giacciamo ancora insieme
su questo letto intriso di rimpianti.
Di noi due, sono io
che resto attanagliato
in questa sorda eco
dell’incomprensione.

Volubilità



Amo l’incertezza
ed il risoluto non senso
dell’amare incondizionatamente
le cose instabili
che poi odio con tutto me stesso.



Nulla è più concreto
della purezza del tuo pensiero.



L’essere
è un torrente
travagliato di parole
naufragate nelle circostanze
del gioco del tempo.

Ero ciò in cui credevo.
Sono quel che ho meritato.
Amo ciò che non fui,
ma non so dire
quel che vorrò essere.

Vivo
cercando l’Io
che non sono stato.



Fidati delle coincidenze.
Sono il sussurro
che tradisce il legame
tra il possibile
e l’inevitabile.