S.25

 

Il tempo delle rose



La smetti d’essere così bella?
Che mi rubi di notte le ore migliori del sonno
Che di giorno mi catturi tutti i pensieri
E offuschi in oblio tutti i sentieri
Se solo sapessi io da solo
Fissare la mente su un’altra nave
Ne seguirei il profilo sul mare
Fino a scomparire nel vitreo orizzonte
Se io potessi naufragare,
e un giorno nuovo dimenticare,
il sapore dolce dei baci rubati
il richiamo selvaggio dei giorni assolati
Li butterei via tutti codesti ricordi
In fondo al mare e tanto lontano
Son questi, Amore, tempi balordi
E sfioriscon le rose che tengo per mano.

La Tempesta



I rami dei pioppi, gli intrepidi pini
Flettono ma non piegano al volere del vento
E la nube che insiste sugli abbaini
Tramuta ‘sì l’aria in scroscio violento.
L’acqua s’addensa in fitto velare
Stridono i merli nell’adacquare
Sembra che caschi giù il firmamento
Che la terra s’anneghi in un solo momento.
Ma in fondo si vede già un abbagliare
E la quiete ritorna sul profilo del mare
Quando Zefiro riposa e il Sole si desta
Riconcilia il mio cuor come in tempo di festa.

Due



Passamo la notte,
accanto al fuoco acceso
dai nostri sensi e dalle nostre passioni
ci smarrimmo negli sguardi
e nell’abbraccio delle nostre carni.
Brillavano le nostre anime
più forte delle stelle
e la notte buia non faceva più paura.

Napoleone



Sto francese de Ajaccio
per non sape né legge e né scrive
s’apparecchia un matrimonio
co na donzella influente
mica fesso sto tenente
che se scala rapido la vetta
e arriva a fa er generale
pure in tutta fretta
je appioppeno n’esercito de manigoldi
e scapestrati
che tutto sanno fa tranne li sordati
Ma il signor Napoleone è un buon motivatore
così pe falli vince glie riaccende lo spento ardore
je dice – voi sete poracci, vestiti tutti de stracci
annamo a vince la battaglia e le vesti bone rubatele ai mortacci
Cosi comincia a sdraia’ le armate
pe primi gli austriaci pija a randellate
poi è er turno degli inglesi
e se conquista mbotto de paesi
arriva ovunque, je manca a russia
li proprio ce se ‘ncaponisce
pare che il consigliere suo glie disse
-Mon générale qui ce fanno er culo a strisce!-
Niente da fa lui ce ‘nsiste -
Ao so Napoleon mica so Serse
e qui de termopili nun ce ne stanno
vedrai,je faremo grosso danno!
e invece er freddo e la neve
senza magna e senza beve!
L’esercito suo ritirò
La madre russia je disse no!
All’isola d’elba in esilio fu spedito
ma rinsalda le sue truppe e ce riprova a mena dito
lui se incazza ma con pazienza
gia progetta ‘a ripartenza
ma stavolta tutti insieme aWaterloo
i nemici sua je danno appuntamento
E cosi lo spazzano via senza tanto tormento
proprio come fa con le foglie er vento.
tra africa e sudamerica lo ficcano in mezzo ar mar,
su Napoleone se chiude er sipario
da Sant’Elena nun se po tornà.

La classe media



Tutti dicon che è scomparsa
eppure a me sembra densa
la classe media si palesa
senza lode e tanto tesa
nel dimostrar la sua esistenza
pay tv? mai starne senza
e se una nuvola s’addensa?
il perbenismo riempia tutto!
mica vorrai far vedere
che sta casa non è luogo asciutto?
qui non piove dentro
e i panni sporchi non si lavan mai
la nostra famiglia è perfetta
senza macchie e zero guai
dateci solo un misero specchio
per rifletterci da soli
tutto il giorno a contemplarci
quanto son belli i nostri vuoti!
quanto son belli i nostri deretani
cosi allineati e tutti uguali
e che nessuno stoni il coro
rompereste il capolavoro
di contanta ipocrisia
la media classe è borghesia,
ma intanto dentro ci siam svuotati
di valori che non conosciamo più
eravamo eroi della rivoluzione
ora fantasmi davanti la tv.

Arcobaleno



Tonalità danzante
di verde e di rosso
di giallo e di nero
s’incanta la donna
a mirarne il velo,
che spande per tutta
la volta ingrigita
ma a un tratto s’illumina
ed è scoppio di grida,
di festa e di ballo
e di canto leggero
mentre flette la schiena
e s’inarca nel cielo
e riguarda dall’alto
noi uomini stanchi
spossati dall’acqua
eternamente distanti
batton le mani ancora gli infanti
al gioco di luce
e di gioia infinita
ma già cala il sipario
in uno schiocco di dita.

La notte del matto



Fragile è la notte
sotto un cielo blu cobalto
“ho le rotelle tutte rotte!”
ulula ridente il matto.
Se la prende con la luna
attaccato alla finestra
con i piedi verso l’alto
e piegato sulla testa.
Con una man s’appoggia
con l’altra s’arrende
mentre cade la pioggia
e la morte l’attende
e piange ancora
e bestemmia al creato
fintanto c’affonda
col muso in un vaso;
e rotto il silenzio
dal singhiozzo del tempo
s’abbandona alla terra
com’una foglia col vento.

Sabato



Occhi di pruno
che ascoltano attenti
gioco di suoni
e di sguardi silenti
mentre intorno si muove
piano la gente
lei osserva leggera
e ne indaga la mente
visto quell’uomo, chissà cosa sente?
e quel bambino
sì sorridente?
il sol scende lento
e insanguina il cielo
lei torna a casa
con l’ultimo treno
ripensa a quei visi
a quei mondi divisi
alle storie celate
dietro le facce incontrate,
ripensa alle ore
al significato del tempo
e si sente un pò come
il soffio del vento
che delicato s’infila
così in un pensiero
e ritorna a giocare
tra le nuvole e il cielo.

Sogni in viaggio



In tempi come questi
i giovani pieni di sogni
prendono una valigia in mano
e partono. Lontano.
Li consumano
Il bene e il male
il vuoto e il pieno
l’incertezza, il fascino del mistero
e
nel frastuono del decollo
nel silenzio del volo
nell’attesa dell’arrivo
mentre si spargono le nuvole
calando rapide come un velo
ci si addormenta chiedendosi
se sarà un addio o un arrivederci.

Il Viandante



Acqua sul viso,
odore di terra e dolce profumo di pane.
Da qui comincia la strada,
o viandante, per ritornare
alla verità di cui il mondo ha tanto bisogno
al semplice fiume che scorre in un bosco
qui passano lievi le notti d'agosto
la città s'ammanta in un silenzioso mistero
spruzzi di nuvole in torbido cielo,
azzurro, turchese e venato di rosso
all'ora che il sol gli si toglie di dosso
scivolando veloce tra i colli d'Albano
e in tanto si apre la luna pian piano;
io prendo il fiato a quattro mani
cerco me stesso pensando a domani 
spingo via e scaccio i brutti pensieri
di sogni e di luce ne è piena la vita
basta cercare su nuovi sentieri
non serve Virgilio a farci da guida.
La notte poi arriva e mi porta un consiglio
non di Nicea neppure d'Egitto
ci chiama insieme sul nostro giaciglio
ancora mi batto, non sono sconfitto!
ad altri destini noi due siamo nati:
per fare gli amanti tra sospiri di fiati
per goderci d'estate e scaldarci d'inverno
per raccogliere i fiori e i frutti del grembo,
siam fatti per viver nel nobile inferno
di questa terra che in ogni suo lembo 
nasconde invero il significato più denso
di chi la onora trovandone il senso
vedendo ogni cosa nel pieno del segno
rispettando la vita elargendo l'impegno.
e se tanta speranza ogni tanto riemerge
è per uscire fuori dal gregge
e per capire il senso di vita
finché la strada non sia ancora finita.