S.72

 

Apnea



Compresso dall’aria che mi circonda

cerco disperatamente una sponda,

oppresso dal

Tic

Tac

resto immobile,

prestando attenzione al passar del tempo,

incalzante, stabile,

osservo

crescere il prurito addosso alle cose,

perdo i sensi,

non più parole,

non più luce,

nessun odore,

Tic

Tac.

Resto immobile.

Scoperta



Sottili debolezze

caparbie

sollevano i cocci ponendo lente radici.

Sublime visione

che il tempo ha strappato

si ricompone al lento lavoro,

stupendo ingenui occhi curiosi.

Falena



Mani di falena

contro le tue luci

tremanti, disperate

chiedono d’abbandonarsi,

si ritirano colpevoli,

tornano esauste

di nuovo

sempre.

Tra le righe



Discorsi di silenzi 

a proposito di nulla 

sono sangue che scorre nelle vene 

sono acqua che permea i polmoni.

 

Semi abbandonati 

su campi sterili 

li vedo germogliare 

annegati nella tua linfa.

 

Arso vivo 

di gocce donate 

da te che indugi 

sul mio destino.

Ripeti



Afferrami, nutriamoci l’un l’altro di carni speranzose.
Abbandonami, giacché travolti, fallimmo.
Riafferrami, è sorto un limbo lontano dai tuoi occhi.
Abbandonami, se non avrai ai miei dubbi degne risposte.
A te, che guardi a te stessa attraverso lenti troppo scure
fieramente
testardo
mi piego.
Attende quel limbo
da avvoltoio la mia resa,
forgiando nuove disilluse identità.

Fantasma



Vigorose alle viscere tuonavan le mie unghie
al principio
allorché glabro in viso ogni attimo bramavo.
Or si muovono con noia sui tessuti dilaniati,
schiave disilluse al mio vano cercare.
Quando cadranno dunque gli idoli,
che sarà del mio orgoglio?
Se davvero sono scimmia,
già mi sento moribondo.

Angoscia



Reietta a Ragione vive Angoscia,

nutrendosi implacabile dell’Ore.



Fanciullo siedo tra le spighe rivolto alla luna,

la voce rotta mi è condanna

e sol di essa si cura il confuso vagar del vento.

 

Ogni fiato, la notte, conosce il rallentar dell’ore,

v’è più tempo di quello che di viver riesce

e non fa paura la severa puntualità del sole.

 

Eppur già incede,

e al suo sorgere, della notte illuminerà tutte le lacrime,

come ad esiger spiegazione.

 

Non curartene, si tacciono al giorno le debolezze sussurrate alla luna.

Delusione



Ora sfuggi con la stessa cruda saggezza,

che posi a scavar le dinamiche del mio animo,

nuova scienza della mia materia grezza

allorché il dorato palesa un terribile deserto arido.

 

E questo buco squallido dove ha termine l’evoluzione

si chiede davvero se al tuo cercar v’è alcuna ragione

o se vivi di speranze coltivate nel tuo suolo

e puoi prender noi adombrati e farci partecipi del volo.

Illuminare il buio



Pazza, furiosa ricerca nella notte

come puoi afferrare le stelle con le tue braccia corte?

Cerchi di uscire dal buco del tuo nulla

ma spezzi gli altari su cui la vita si culla.

Al di là del tempo che ti è concesso

giungerai spossata al tuo misterioso amplesso

e crollando in estasi sulle tue ginocchia

bestemmierai contro il mondo che ti ignora.

L’ardere del libro sarà presagio

all’eterna fine d’ogni tuo disagio

Dal lato all’ombra



Arriva l’inverno anche per le mie parole

si coprono, attendono, sotto vesti ragionate.

Solo al tuo nuovo sorriso si rivolge il sole

lasciando agonizzanti nell’ipotermia le mie giornate.

D’un folle malato martirio mi nutro

sapendo che l’antidoto sarebbe pronto, e subito!

Ma la mano, la testa, il cuore mio non stupro

Dicono che in quella vacua salute si viva meglio, ne dubito