S.72

 

Angoscia



Reietta a Ragione vive Angoscia,

nutrendosi implacabile dell’Ore.



Fanciullo siedo tra le spighe rivolto alla luna,

la voce rotta mi è condanna

e sol di essa si cura il confuso vagar del vento.

 

Ogni fiato, la notte, conosce il rallentar dell’ore,

v’è più tempo di quello che di viver riesce

e non fa paura la severa puntualità del sole.

 

Eppur già incede,

e al suo sorgere, della notte illuminerà tutte le lacrime,

come ad esiger spiegazione.

 

Non curartene, si tacciono al giorno le debolezze sussurrate alla luna.

Delusione



Ora sfuggi con la stessa cruda saggezza,

che posi a scavar le dinamiche del mio animo,

nuova scienza della mia materia grezza

allorché il dorato palesa un terribile deserto arido.

 

E questo buco squallido dove ha termine l’evoluzione

si chiede davvero se al tuo cercar v’è alcuna ragione

o se vivi di speranze coltivate nel tuo suolo

e puoi prender noi adombrati e farci partecipi del volo.

Illuminare il buio



Pazza, furiosa ricerca nella notte

come puoi afferrare le stelle con le tue braccia corte?

Cerchi di uscire dal buco del tuo nulla

ma spezzi gli altari su cui la vita si culla.

Al di là del tempo che ti è concesso

giungerai spossata al tuo misterioso amplesso

e crollando in estasi sulle tue ginocchia

bestemmierai contro il mondo che ti ignora.

L’ardere del libro sarà presagio

all’eterna fine d’ogni tuo disagio

Dal lato all’ombra



Arriva l’inverno anche per le mie parole

si coprono, attendono, sotto vesti ragionate.

Solo al tuo nuovo sorriso si rivolge il sole

lasciando agonizzanti nell’ipotermia le mie giornate.

D’un folle malato martirio mi nutro

sapendo che l’antidoto sarebbe pronto, e subito!

Ma la mano, la testa, il cuore mio non stupro

Dicono che in quella vacua salute si viva meglio, ne dubito