S.91

 

A Dante



Avendo rubato, modificato e frainteso i versi di
A.121: A Beatrice

Mi osservi nuda,
di spalle.

So che ti piace
il mio mandolino
lo trovi così bello
che ti rende allegro
sorridente e birbantello.

Guardami, e guardami!
E guardami ancora!
Io sculetto e ancheggio!
Ballo e mi pavoneggio,
te lo porgo e te lo tolgo,
da mordere e baciare,
da sculacciare con mano pesante
come se fosse un tamburo parlante.

Diciamolo a tutti
che per te son Beatrice,
satiro porcello
nell’orecchio
quando mi punzecchi,
in privato,
quando sei avvinghiato,
sussurrato,
quando ti tento.

Così ti porterei
ovunque nel mondo
fallo giocondo
ovunque, anche all’Inferno
ovunque, fino al Paradiso
ma restami alle spalle
che di fronte sei pesante
e se io non son Beatrice
purtroppo
neanche tu, sei Dante.

All’arma bianca



Pensavo casomai a una lotta corpo a corpo
Silenzioso il buio e gonfio di sudore ardente
A battaglie di parole lingua e baci a bruciapelo

Dopo hai estratto la tua lama
Ero certa, non l’avevi!

Era meglio un solo colpo alla base della nuca
Che tagliarmi nel profondo e poi metterti da parte
Per vedermi genuflessa senza pianto e sanguinante

Ora resto sbalordita e inerme
Mi chiedo, com’hai fatto!?

Beffardo sei stato e distaccato e terso
Ma sorrido dell’arguzia e ti vorrei accanto
Quando sola affondo le mani nelle viscere

E

Muoio.

Galleggia



Vorrei rubarti
quel tuo maglione blu dell’altra sera
Indossarlo (lui da solo)
dopo la doccia sulla pelle nuda
per sentirne la lana sulle spalle
sui miei fianchi
come le tue mani ruvide
sui miei seni
sui capezzoli erti e duri.
Stringermici dentro
(un brivido leggero sulle cosce scoperte)
tirare le maniche fino alle nocche
Fra le dita la tazza di caffè
mescolarne l’aroma con l’odore tuo
che mi bagna le labbra e la bocca
E domandarti a bruciapelo
“Sai che ci fa un gallo in piscina?”

Cyrano 2.0



Ma poi, che cos’è un like?
Un apprezzamento fatto
illusoriamente da presso,
un più preciso contatto,
una confessione
che mostrar si vuole.
O solo un vorrei azzurro
fra “ti” e “scopare”.

Rimpianto



La cincia si fa il nido
e il sole sorge.
Bevi ancora caffé nero?

Anime gemelle



Ti pensavo l’uomo giusto
Per scapparcene a Reykjavik
O a Longyearbyen su una nave
Ma con tappa alle Faeroer
E tu invece vuoi marcire
Tutto solo giù in Brianza
Col rimpianto di Giovanna
Che magari (quella stronza)
Pure amava le Maldive.

It’s over, let it go.



Mi dicevi saremmo stati belli
a vent’anni saresti stata mia
Sì saremmo stati belli
anche a trenta, tuttavia
Avremmo riso e scopato come pazzi
con il rock nella testa e nei piedi
ché la gioia immotivata dei ragazzi
ha parole ruvide e i costati lievi
Avremmo vissuto e ci saremmo amati
magari avuto figli e fato più ambito
se i nostri occhi si fossero incrociati
prima che altri avessero infierito
Ora tu non puoi più dare
se a te tutto t’han rubato
e io non so più avere
perché ho chiesto e non m’han dato
La tua misera viltà d’uomo deluso
e il mio impacciato ardore di donna ferita
trovano solo un cammino precluso
Così finisce senza cominciare
la storia fra noi priva di tempo
ancorché sia ignobile lasciare
le nostre affinità senza obbiettivo
rinunciare per sempre a stare insieme
per finire ad invecchiar senza motivo.
But it’s over, it’s over, it’s over
Our story ends before it begins
And it’s over, let it go.

 

Desideri



Vorrei fartela leccare
per darti un buon motivo per tacere
o scoparti da far male
per darti un buon motivo per parlare
o prenderti le mani il cuore gli occhi
per darti un buon motivo per restare
invece ho solo
in bocca
l’amaro della sigaretta
e dentro
l’umido di questa giornata
di merda.

Welcome in Como



 

Son morti, porcodìo
morti tutti
per mano del padre
per colpa dei soldi.
La mamma non sa
per colpa di chi
ma son morti, ora.
Morti tutti e tre
anzi, quattro.
Anche il padre.
Anche le stelle
bruciano
e son fatte di niente.