S.93

 



Quando cala la notte,

il tempo lascia spazio ai sogni

e agli incubi.

Oh donna non naufragar nel mare della paura;

come una rosa nel deserto ,

tutto t’appare minaccioso.

Le fiere si inebriano del tuo candido profumo,

e deridono le tue piccole spine.

Ma esse son taglienti,

ricche di un’ essenza rara

e pura.

Logorano le pelli superbe

e lasciano increduli i neri occhi del male.

Oh donna non abbandonarti in questa misera oscurità,

dipingi la tua anima coi colori dell’alba ,

perchè sorga abbaiante quel sole che tanto nascondi

e respira

l’aria che ti appartiene.



Infuria nei pensieri,
il campanello di una bicicletta,
l’aria di una primavera perduta
e la spensieratezza delle farfalle,

che scombussolano il dominio di una mente
alquanto imperturbabile.

Gli occhi scrutano una luce focosa
e il cuore danza.

I misteri della notte



Gli scribi della notte

scherniscono le parole dell’anima,

per mezzo di sfregiate stilo blu.

Scrutano il denso fumo grigiastro di rozzi fiammiferi,

il cui fuoco emana una luce fioca.

Al cospetto di essa susseguono serie di lettere informi, imposte dal core e dalla mente.

Gli scribi della notte,

curvi dal peso del frutto proibito,

vertono i pensieri su realtà sconosciute.

Ma essi sono deleteri,

come pugnali che sfiorano la cruda pelle.

Gli scribi della notte

viaggiano in distese di luccicanti sogni

e amano.



Essere duri,

come le cortecce delle palme;

Solitari,

come gli insetti che la abitano;

Spigolose,

come le foglie che tra loro si sfiorano.

Decidere dunque,

se unirsi alla terra

o volare col vento.