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ed io non faccio nulla.



Ai margini

vite nuove

si riscoprono

quotidianamente

sole

 

nei centri poi

le masse in calore

si allontanano

sempre più radicalmente

le une dalle altre

 

si popola il fiume dei corpi morti

ammazzati dalla paranoia

di un aggiornare continuo

di un condividere spasmodico

di un interpretare parole in modo errato:

AMMAZZATI DALLA PARANOIA

urla il mondo

a chi.

Pronto? Pronta? C’è nessuno?



Ma se ti amassi, davvero

tu che ne faresti di me?

Bevuta una birra, non ne rimane

che un guscio sull’armadio: ed io che sarei?

 

Ma se ti amassi, ora

dove scapperemmo?

I nostri corpi non bastano ad accoglierci,

infinite distese di terra calda

non le so distinguere da un deserto

e tu?

 

E davvero, se io t’amo,

tu poi, ora, che fai?

Cosa rimane al profeta una volta che tutto si è verificato?

 

La preghiera nella fogna



Si accarezzano violenti i nostri pubi

ratti malati in cerca di avanzi che

stan vicini, forse pronti a mangiarsi a vicenda.

E cola tutto, e cola il niente in

tutto quello che cola:

ma non v’è frutto nell’albero

d’un seme malato

d’un seme ustionato

d’un seme dannato,

perchè è il seme del male.

 

Amen



E’ rimasto del nostro carnevale

solo una massa di coriandoli sporchi

e il colore del mio maglione sbiadito dalla schiuma:

da nero a rosa -pelle- a rosso -sangue-

ora mi brucia addosso

come un’infezione

da cui non guarirò mai.

******* smarriti



Dov’è la Poesia del

nostro amore decadente?

E’ forse lei nelle pagine rotte

del cielo incolore

dell’acqua fangosa

ormai inutili al mondo?