T.14

 



Vedo nei loro occhi tutto ciò che i miei desiderano

un’insensata (in)sicurezza (la mia) che mi coglie portandomi altrove

 

Sento nella loro voce una nota a me estranea:

il suono d’un flauto che brillandomi nell’orecchio

riesce a toccare il mio cuore

per poi farlo appassire.

 

Respiro il loro profumo

 

mi nutre a grosse inspirate

 

e poi su

e su

e su e su e sususususu……………..

mi ritrovo in cielo,

che già sto cadendo.

 

Io non sono loro.

Io non sono voi.

Chi sta sbagliando?



Cosa ne è

di un fiore morto

a primavera,

di un’ala rotta

prima del volo,

di un amore spento

ancor prima di nascere

 

?

 

Sei stata un’ombra

rovente d’estate, miraggio

omicida in un

deserto saturo di

rottami e d’anime svanite

che non conoscono più

la vita

che fu.

 



Ai margini

vite nuove

si riscoprono

quotidianamente

sole

 

nei centri poi

le masse in calore

si allontanano

sempre più radicalmente

le une dalle altre

 

si popola il fiume dei corpi morti

ammazzati dalla paranoia

di un aggiornare continuo

di un condividere spasmodico

di un interpretare parole in modo errato:

AMMAZZATI DALLA PARANOIA

urla il mondo

a chi non sa più ascoltare, sentire

Pronto? Pronta? C’è nessuno?



Ma se ti amassi, davvero

tu che ne faresti di me?

Bevuta una birra, non ne rimane

che un guscio sull’armadio: ed io che sarei?

 

Ma se ti amassi, ora

dove scapperemmo?

I nostri corpi non bastano ad accoglierci,

infinite distese di terra calda

non le so distinguere da un deserto

e tu?

 

E davvero, se io t’amo,

tu poi, ora, che fai?

Cosa rimane al profeta una volta che tutto si è verificato?

 

La preghiera nella fogna



Si accarezzano violenti i nostri pubi

ratti malati in cerca di avanzi che

stan vicini, forse pronti a mangiarsi a vicenda.

E cola tutto, e cola il niente in

tutto quello che cola:

ma non v’è frutto nell’albero

d’un seme malato

d’un seme ustionato

d’un seme dannato,

perchè è il seme del male.

 

Amen



E’ rimasto del nostro carnevale

solo una massa di coriandoli sporchi

e il colore del mio maglione sbiadito dalla schiuma:

da nero a rosa -pelle- a rosso -sangue-

ora mi brucia addosso

come un’infezione

da cui non guarirò mai.

******* smarriti



Dov’è la Poesia del

nostro amore decadente?

E’ forse lei nelle pagine rotte

del cielo incolore

dell’acqua fangosa

ormai inutili al mondo?