V.18

 

27 agosto



Oggi andremo trai sanpietrini,
m’indicherai la strada vuota,
poi, tra una scarpa e un colpo
quello scherzo senza tempo:
verrà, certo che verrà
ma non avrà occhi
e non la chiamerò per nome.
Solo le tue braccia, ma non
attorno al mio busto la stretta:
agli organi, al solito cuore.

Civico 1 della piazza



Ricordo, una notte,
d’aver guardato i palazzi
intorno a casa tua
Per sapere qualcosa in più
di Roma che dona tutto/
tutto ti strappa dal petto.
Perché non fossimo estranei
Per quel vecchio detto
delle affinità elettive/
affettività selettive.
Perché stavi a guardarmi
immobile, come t’avessero
modellato nel cemento,
come ti tenessi armato
tutto tra le tue mura.

Rivotril-2,5 mg/ml-gocce orali soluzione-clonazepam



Distillo
dieci gocce in una notte feroce
t’avessi avuto con la testa
sopra il cuore
avrei contato soltanto
umori d’amore

Autodet.



[ovvero autodafé]

Mio Dio del Caso e delle coincidenze
io Ti prego sempre intensamente



Del peso del mondo
addosso
avessimo che farne
saremmo specchi
e mai Maciste.
Rifletterci, io e te
o al riguardo:
ma pare sia tempo
di bilan(ciar)ci.



Localizzazione algoritmica:
ci sono tre chilometri tra me e te,
una strada larga e luminosa,
i marciapiedi bianchi nelle notti d’estate.
Io ti sono a pochi centimetri dalla testa,
per esser vicina al tuo prematuro imbiancare:
io ti sono a mille anni di vita.

Inesorabilità cosmica:
c’è una rete fitta di cavi e schermi
tra me e te, e codici e
indirizzi DNS, proxy server e spunteblù
e nessuna chiave-accesso, nessuno ci collega.
Io ti sono a tre chilometri,
tre chilometri di filo telematico tra me e te,
è un’impervia via, manca d’energia
per trasformare la tua mancanza
nella mia.

Tram



Ricordo d’aver pensato,
guardando fuori dai vetri,
rivolta alle spalle delle verdi rotaie
-e gialle-, se avessi mai concordato
una data di riscatto, o un rimborso
(perlomeno)
per questo difetto di fabbrica
che mi porto dietro, sul treno,
che non ha ventennale garanzia,
se non quella più buffa: la mia.

Rammenta poi tu che
soffocati gli imbarazzi,
proprio tutto può appartenerci:
aspetto,
mi siedo nella tua sala vuota
inizio a contare
le cose che ci dividono:
le pareti, una manciata di metri,
gli anni soprattutto
e quest’arteria di ferro lungo la città
che mi rispedisce indietro
la difettosa partita
(con cui son partita).

Al parco con Majakovskij



Caro V. M.,
curiosa omonimìa
a me non è impazzita
l’anatomia:
quando sarò dottore
in cose da niente
saprò; il cuore è un
muscolo, è tutta qui
l’eterna questione:
allen(t)are resistenze.

8 settembre



Le radici sono rami
più timidi e paurosi;
potevamo fiorire
ci siamo solo
intrecciati al buio.