V.26

 

Notte lontana



 

Ci pensi mai

a come facevamo

l’amore?

Corpi e lenzuola bianchi

la mia vista annebbiata

i tuoi occhi così stanchi

il vino rosso

rosso il nostro sangue

mi agitava il nostro sangue

uguale

non sapevo più parlare

aggrappati

come se potessimo

salvarci.

Cosa siamo ora

non lo so più

forse siamo naufragati

distanti e soli

ma il ricordo

del tuo naso sulla mia fronte

dei nostri capelli incrociati a ghirlande

detta tua schiena

che così spesso mi hai rivolto

mi scuotono

e percuotono.

Io e te

se non siamo noi

cosa siamo dunque?

 

Orda



Quante anime

impersonano

questo corpo mutilato,

questa voce sorda?

Un’orda, dico, un’orda

di barbariche anime

si abbarbica sugli scogli

della mia solitudine

non ne distinguo una

se mi avvicino

sfumano

e da lontano

sono incalcolabili.

Tutte insieme, rozze,

azzannano e non si azzittiscono

trottare continuo

spirano rumorosamente

e io dico

e nessuno ascolta niente

di questo lamento polifonico,

sciabordare continuo

sulle rive scoscese

del mio mare.