V.29

 

“Papà.”



Che strana,

Questa pioggia.

Colpisce il

Mio corpo

Come solo mille

Spilli aguzzi

Possono fare.

Mi ferisce,

Come solo mille

Proiettili

Sono capaci di

fare.

Mi lascia nel cuore

una gelida solitudine,

 

 

Come solo

Tu sai fare.

“Agnese”



Non parliamo mai,

vero?

In alcuni momenti

Delle nostre vite

Forse sei arrivata

A pensare che il mio

Affetto per te

Non fosse sincero.

Tu,

mio piccolo bocciolo,

mia rosa in fiore,

non hai ancora

compreso

che nel mondo

sono presenti vari tipi d’amore,

che spero un giorno proverai.

Soffrirai,

certo,

proverai dolore,

ma io sono qui,

e cercherò sempre

di proteggerti

con il mio affetto,

e con questo mio

amore.



Ti ricordi

Quando la mia felicità

Si spezzava,

e con il cor

gonfio di dolor e pianto

ti chiamavo,

soltanto per ascoltar

la rassicuratrice voce

che tanto amavo?
Ecco,

ora ho tanto bisogno di te.

Tutto ciò che reputavo

Solida ora

Si sgretola,

tutto ciò che ritenevo

normale or cangia.

Potessi immolar

Quest’infelice esistenza

Alla salute e alla longevita’

Della mia famiglia lo farei,

senza alcun indugio,

ma purtroppo

tutto ciò

che riesco a fare

è rintanarmi codardamente

in un piccolo ed

angusto pertugio.

“Superbia.”



E mentre fuori

Il mondo grida ed

Impazza la collettiva isteria,

io, con signorile calma

ogni preoccupazione

dal cor spazzo via,

e nell’aureo mio palazzo

mi svago, mi sollazzo,

e allo scoccar della mezzanotte

mi accendo una sigaretta,

Guardando le stelle

illuminanti il cielo,

oscuro come il fondo d’una botte,

pensando a quanto,

effettivamente, la mia vita sia perfetta,

mentre al di fuori delle mura

la gente continua a perir

a frotte.

“Gola.”



Ho fame.

D’amor,

d’altrui dolor,

son affamato.

A vedermi da fuori

Si direbbe che nessuna donna

M’abbia mai amato,

ma tutto ciò,

v’assicuro che è

Goloso fui

Della sua passione,

dei suoi baci

fui vorace,

ma ora lei,

che pare aver ogni cosa dimenticato,

su tutto ciò tace.

Forse sì,

sono un poco geloso,

ma per carità,

non giudicatemi,

da bontà

son spinto,

ho fame della

sua carne da quando

questo gelo

sadicamente al suo

abbraccio m’ha cinto.

Ed ora piove,

su di me,

su lei e

sul nostro amore,

sulle case e

sulle nostre vite,

diluvia su tutto il mondo:

ed incredibilmente rido,

perché mai nella mia

vita fui più

giocondo.

“Invidia.”



ti guardo e penso

“perché non sei più mia?”

Tu del mio amore raccogliesti

Ogni frutto,

ogni ardore,

e scappando via solo

quando a me non rimasero che tristezza

e dolore.

Perché’ lui?

Che t’ha donato?

Forse un amore

Più grande di quel che io

Faticosamente ho coltivato?

Fui per te,

con il senno di poi,

solamente un giuoco,

un piccolo schiaccianoci di legno,

che, consumato dalla propria bontà,

quando alla fine se ne presentò

un altro migliore,

senza alcun rammarico

gettasti nel fuoco.

Ti invidio, sai?

Tu, donna senza rimpianti,

senza amore,

mi lasciasti da solo nel momento del bisogno,

senza pensar a quanto dolore

avrei provato, perfino in sogno.

Ma sai, a veder come ti sei ridotta,

alla fine, ti posso assicurare

che nei tuoi confronti

non è provato nessun rancore.

“Avarizia.”



Il mio cuore

Che un tempo fu d’oro

Ora è serrato,

quasi nascosto,

in una tomba

circondata d’avorio

ed alloro.

Quante volte a

Tradimento usasti

La mia bontà,

per il tuo malato gaudio,

pregno di sadico godimento

e sfrenata malvagità?

Ciò che da quando partisti

Più non ricevo

Ora cerco di guadagnarlo,

circondandomi di falsi affetti

ed ingannevoli cortesie,

sebbene lo spettro della mia bontà

mi dissuada spesso dal farlo,

ma io

ignorando tutto ciò

mi attornio d’inetti

e approfittatori,

convinto che oramai senza te

non valga piu nulla

la luce che ho dentro,

ma l’oscurità

che ostento fuori,

diventando dell’animo

la peggiore delle eresie.

“Lussuria”.



La tua carne mi chiama,

sai?

Cosi come il cor tuo

Mi brama io

Nel profondo

Covo ancora quella

Passione che tra noi

Ci fu,

quella stessa che,

ohimè, a quel sadico

del fato mai andò giù.

Ogniqualvolta ti vedo,

o mia cara,

da quella infatuazione pari

travolta,

e non mentire,

ti prego,

perché’ quella

fatale lussuria

sul tuo volto

come l’alba d’un

nuovo giorno

appar luminosa e chiara.

I tuoi occhi languidi

piangono,

i miei invece brillano,

sopraffatti dal ricordo

di quei baci,

di quelle carezze,

di quel tenero amore

e delle nostre giovanili incertezze,

attendono quasi trepidanti

quel tuo tanto fatal

quanto agognato ritorno,

come stelle splendide

scintillano nel cielo,

mentre prende finalmente piede

l’alba d’un nuovo giorno.

 

“A.”



E quando,

tra falsi sorrisi

e abbracci menzogneri,

riesco a scorgere

i tuoi occhi,

ecco che subito

dalla mia mente

fuggono quei nefasti pensieri.

Chissà perché,

quando ammiro il

tuo sorriso,

mi par che tutto

il mondo si fermi,

mentre,

in momenti alterni,

un raggio di sole

illumina quel

tanto grazioso viso,

privandomi di quel

tanto odiato dolore,

E rendendomi in grado

Di volare, alla fine,

senza più alcun timore.

“Ira.”



In un rapido

Istante scorgo le

Bandiere,

rosse di sangue

e falsi ideali,

sorrette da demoni afflitti dalla neve,

Imbraccio il fucile,

rilasso il respiro.

Nella mia mente

Ritornano

La mia famiglia,

la mia amata,

frammenti di vita passata,

scalfita e danneggiata

da questa guerra bestiale,

quasi animale.

Ah, quanta civilta’ sprecata,

quante vite buttate!

Esistenze immolate alla

Patria,

ma subito gettate nell’Oblio,

e destinate

ad esser dimenticate.

 

“Accidia.”



Ora mi perseguiti

Anche nei sogni,

Musa?

Rapidi scorci

Di quel futuro

Che poteva esser nostro

Assillano la mia mente,

torturano il mio cuore,

gridano il tuo nome

e quello del

nostro malato

Malato, sì,

perché mi tolse

il respiro,

mi fece sanguinar gli occhi,

e quando il Fato

ruppe tra noi

il glaciale silenzio,

dalle campane

del mio cuore di morte

s’udirono i rintocchi,

cosa mi rimase,

se non un pacchetto di sigarette

ed una bottiglia

d’assenzio?

 

“Viola.”



“Ci nascondiamo
Dietro battute
E risate,
Ricordando serate
Magnifiche,
Decantando tutte
Quelle prodezze
Compiute
E mai dimenticate.
Ma dietro quel
Sorriso
Quasi forzato
Si rivela un
Affetto ben celato,
Puro e veritiero,
Forse l’ultima cosa
Che questo mondo
Abbia di vero.
A volte,
Con o senza bicchiere
Tra quelle risate scappa
Un “ti voglio bene”,
E allora,
Senza alcun bisogno di bere,
Un sorriso sul volto
Compare,
E dal cuore se ne van
Via tutte le pene,
Facendomi inaspettatamente
Volare.”



Ci crederesti?

Io ti penso ancora,

dopo tutto

quel terribile male che mi facesti.

Le mie notti

Sono ancora vessate

Da quel tuo maledetto viso,

spossate,

quasi stremate,

da quell’infingardo

sorriso.

Ma allora perché’

Io non guarisco

Da tutto ciò?

Perché ahimè,

il mio cuore non ha

mai smesso d’adorarti,

nemmeno un po’.

“Cuore”



Dal mio cuore

Un grido si desta

Forte,

inaspettato,

par reclamar

tutto quell’amore,

quell’affetto

che tu avevi promesso,

ma che non m’hai

dato.

Grida triste

Questo dannato cuore,

quasi affranto,

logorato da tutte quelle

solide promesse che tu

 mi facesti,

e che con un’innaturale

facilità hai infranto.

Ma allora,

mi domando,

perché mai questo sciocco

t’ha creduto,

t’ha aspettato?

Perché incautamente

T’ha amato,

e tanto.

 

”Russia”



Fredda angoscia

si leva

nel cielo vermiglio

di sangue e

ideali.

monumentali idee,

puerile fiducia

oh, tragico finale!

Non più balli e ricevimenti

feste e vita,

siamo condannati

ma felici.

”La Luce.”



La vita 

nel bagliore di un lampo,

nel calore d’un sorriso,

nella passione d’un bacio,

sfugge di mano.

Siamo difettosi,

clessidre rovinate

destinate a perder tutta

la nostra gioia

come fosse sabbia

di un tempo lontano.



Amami,

Ti prego.

Baciami.

Riporta gioia

ai miei giorni.

Vita ai miei occhi.

Salute al mio corpo.

Energia alla mia mente.

E ti prego,

non staccarti mai,

perche’ di nuovo

la mia felicita’ morirebbe,

come una fragile orchidea

appassirebbe

nel crudele deserto

delle rimembranze.

“Occhi”



Io ti penso,

o amore,

quando la luna

cala sul mare,

quando in realtà,

forse,

ti dovrei odiare,

in quanto tu,

abbietta diva,

m’hai rubato la forza

d’amare.

Forza che ora è serbata

in quelle vitree e lucenti pupille,

dalle quali,

alcune volte,

della passione che fu

si notano ancora

delle flebili

scintille.

“Valzer”



“Sono solo.
E mentre vedo il mondo
Che mi circonda
invecchiare e cadere a pezzi,
Dentro di me in mio cuore freme di un entusiasmo mai visto,
Le mani tremano.
Era tutta la vita che aspettavo di danzare con la morte,
E in quell’istante, breve ed interminabile,
la musica cominciò.”