V.35

 

Necrologio



Sono morti i santoni dello spirito

schiacciati da necessità sociali,

legali, dai cardinali pedofili

e dal mucchio di merda che regola

la vita di noi nati nei novanta.

Così tanto da imparare, eppure

non abbiamo capito ancora un cazzo.

 

Le candele si son spente una ad una

e nessun profeta è rimasto in città

a porre un senso al tempo che ci avanza.

Ci restano i maghi della finanza

dicono loro: lavora! E stan lì

a insegnarci che lagnarsi non serve,

se non a promettersi altro dolore.

 

(Noi, testardi, continuiamo a vedere

sprazzi di vita tra le stelle nere.)

Urbana latrina



Tranquillo, viandante, se ti chiedi

quale sia l’incanto che si nasconde

dietro la poesia: non è tanto importante

e nemmeno io te lo so spiegare.

 

Se è inutile, perlomeno, senza particolari congedi,

dietro questa mia -che ne vedrà altre mille, di vesciche vagabonde

puoi finalmente calarti le mutande

e correre a pisciare.

 

 

Antitautologia



Andare

a

capo

dopo

ogni

cazzo

di

parola

o due

-ma anche tre-

non

è

poesia.

Queneau



C’è un piccolo capolavoro in cui vivo,

provinciale ed incompreso:

possiedo novantanove paia di scarpe

ma tutto ciò che la gente si sente di dirmi

è di buttarne via novantotto.

 

A Queneau nessuno ha mai dato dello schizofrenico.