V.41

 

Fine



Un perfetto ruolo ti è stato assegnato

quello che dici non può essere sentito.

 

Hai pure delle belle labbra bianche,

ma la tua voce soffusa

ha detto che è stanca di esser torturata.

 

Così il suono bianco

è l’unica cosa che pervade.

 

Ed è sempre stato.

 

Quel che rimane delle aspettative



lame di pioggia

gelido vento

e

vuoto

dentro

 

un sottofondo di

mormorii

perversi

 

sconosciuti

 

 

 

Un attimo fermo



il succo appiccicoso

d’arancio e fiori acerbi

sulle dita

 

il giallo limone

nell’eco vispo

degli occhi

 

ti prego

 

ascolta il grigio freddo

dell’asfalto

 

guarda

il verde vuoto

dell’Indifferenza

Rifugio



mi chiedo

perché scappi dalla Bellezza

 

il timore

di un animo gentile

ti spaventa

 

perché scappi

dalla vita

 

perché vivere

di perfette costruzioni architettoniche

finte

labili

di pensieri

 

 

 

 

 

Un Artista



Caro Artista

dai capelli nero foresta e fuliggine

si vede che ti parlano due voci

 

osservo come le ascolti

come le combatti

 

Vivi sul ciglio

del grigio

 

si vede

 

L’anima verde petrolio

che travolge e trascina

lentamente

 

Caro Artista

erano belli i tuoi quadri

potevo parlarci

 

Erano belli i tuoi quadri

 

Ma li hai tolti.

 

Luna



Luna

affiori

e tagli

con un perfetto segno debole

il blu asfalto

e le frastagliate

pozzanghere del cielo.

Una cornice di filo



Vestiti sospesi

del vuoto interiore

 

l’apparenza cucita addosso,

l’ago che trama

l’insidia dell’anima

 

una cornice di filo

per il colletto perfetto.

 

Ma la vita si sa,

ha grandi maniche nere

ed è un attimo scivolare

nel buio della notte.

 

 

Occhi come colline



Occhi come colline

e monti alla sera

 

Linee sinuose e scavate

che danno piacere alla Luna

 

Mentre l’indaco brucia

la terra rossa del suolo

ardente

dal sole picchiato al giorno

 

A te povera Luna

non rimane

che illuminare di fuoco

il nero più viscerale e ipnotico

di occhi come colline

 

da amare.