V.41

 



erano carezze d’ossa

per questo son scomparse

dissolte

 

 



inseguo i solchi

del nero seppia e blu distante d’inchiostri

la risposta che non vorrei sentire

la messa in scena da seguire

 

melodie di nodi



Mi vengono in mente i tuoi capelli sporchi

me li ricordo

impregnati di odor di sigaretta e inchiostro

 

parlavano d’arte e musica

di melodie cercate

di melodie sbagliate

 

di tanti errori districati come nodi

 

Ho passato così il mio pettine di dita

tra i tuoi capelli

ed è comparsa e l’ho cercata

 

lo sapevo

che c’era una nota dolce e profumata

 

 

 

 



E’ un silenzio grigio

mutevole,

e ti chiederai

come può mutare il silenzio?

 

Esiste solo un silenzio

ed è tale.

 

Ma c’è un silenzio grigio ti dico

ed ha un eco roseo

lontano.

 

Adesso si sta trascinando

il silenzio grigio

raccoglie detriti e polvere della strada fatta

e si trasforma in terra.

 

Poi una scintilla rossa che rotola e cade ed inciampa su se stessa

s’accorge del vento di pietra.

 

Il vento di pietra

che non vuol sentir dire di sciocchezze quotidiane.

 

 

Vuoto



Le aspettative sono come polvere.

 

Dovrei ascoltare di più

il sole rosso

e la luna blu

dicono: “Smettila di mischiare tutto!”

 

Forse solo il fiume verde sa

qual è la verità

e se la porta via.

Arresa



Ho comprato un libro verde

usato

 

Il cielo è di un viola sbiadito

 

C’è un fuoco vermiglio infondo

che osserva e va via

Sembra prenderti in giro

 

Forse ne sa solo più di te

delle coincidenze disfatte

 

 

 

Debolezza



Ossa di primule

azzurro chiaro

 

Rimane

un pulviscolo di cenere

condivisa

 

Inafferrabile e sfuggente

al tocco vano

delle mani

 

 

 

 

 

Fine



Un perfetto ruolo ti è stato assegnato

quello che dici non può essere sentito.

 

Hai pure delle belle labbra bianche,

ma la tua voce soffusa

ha detto che è stanca di esser torturata.

 

Così il suono bianco

è l’unica cosa che pervade.

 

Ed è sempre stato.

 

Quel che rimane



lame di pioggia

gelido vento

e

vuoto

dentro

 

un sottofondo di

mormorii

perversi

 

sconosciuti

 

 

 

Un attimo fermo



il succo appiccicoso

d’arancio e fiori acerbi

sulle dita

 

il giallo limone

nell’eco vispo

degli occhi

 

ti prego

 

ascolta il grigio freddo

dell’asfalto

 

guarda

il verde vuoto

dell’Indifferenza

Un Artista



Caro Artista

dai capelli nero foresta e fuliggine

si vede che ti parlano due voci

 

osservo come le ascolti

come le combatti

 

Vivi sul ciglio

del grigio

 

si vede

 

L’anima verde petrolio

che travolge e trascina

lentamente

 

Caro Artista

erano belli i tuoi quadri

potevo parlarci

 

Erano belli i tuoi quadri

 

Ma li hai tolti.

 

Luna



Luna

affiori

e tagli

con un perfetto segno debole

il blu asfalto

e le frastagliate

pozzanghere del cielo.

Una cornice di filo



Vestiti sospesi

del vuoto interiore

 

l’apparenza cucita addosso,

l’ago che trama

l’insidia dell’anima

 

una cornice di filo

per il colletto perfetto.

 

Ma la vita si sa,

ha grandi maniche nere

ed è un attimo scivolare

nel buio della notte.

 

 

Occhi come colline



Occhi come colline

e monti alla sera

 

Linee sinuose e scavate

che danno piacere alla Luna

 

Mentre l’indaco brucia

la terra rossa del suolo

ardente

dal sole picchiato al giorno

 

A te povera Luna

non rimane

che illuminare di fuoco

il nero più viscerale e ipnotico

di occhi come colline

 

da amare.