V.45

 



Vivo la vita filtrata,

Per timore del reale

Immagino mani di fiori

Danzo cone vesti adornate da lapislazzuli

Invento baldacchini

Riempiti da persone intrecciate,

Ma 

Ho freddo

Strappo le palpebre

Sono distesa nel vetro.



Sono ciò che il cielo ha vomitato.



Rivolto come un barbaro i cadaveri, li squarcio fino al minuzioso fondo, bramo la vita
Non sfioro il terreno, son forse spirito?

Invece eccomi, povero verme cieco, ciò che su cui mi muovo non è il cielo, ma il soffitto.



Stanotte con gli occhi in piena

Ho appiccato fuoco

Alle prigioni

 

A brandelli

Volavano

Le vergogne

 

In fiamme

Urlava

Il silenzio

 

Ti prego,

Ascolta

Attraverso la mia carne

Il dolore

di non essere mai amato

 

Sei complice anche tu

Di aver rapito

Un fiore

 

Pensavi che fosse il modo migliore

D’averlo con te

 

 



Nel mio mondo nascosto

Nulla è come appare,

Celando un abisso,

Terra polare, piena di

 Bestie che scalciano.