V.56

 

Qualche volta basterebbe morire



Un moto noioso, che non esplode
non percuote, non corrode
È macchia d’olio in superficie
È trave spessa ed ammuffita
Un terreno incolto
Una cartolina sbiadita
Non mi agguanti, indecisa
con dolore tendi le tue dita
Io cado
ti aspetto senza ritorno
Abbandonato negli abissi del mondo
mi ritrovo
ed affondo

Escitalopram



Apatia insofferente
Agonia compiacente
voglio più di mille cose
per poi poterle perdere
Voglio una casa
un libro al mare
un amore lontano
da poter ignorare
Tangibili materiali
di invisibili voglie
Contraddizioni spente
di una notte insonne
In questa corsa
nulla ho lasciato
solo
un fruscio indisturbato

Voli



Siamo presenti

nel senso che siamo regali.

Intendo, siamo nobili, altolocati

quelli con le giacche di pelle

ed i mobili levigati,

dotati di alti ideali,

ma realizzarli?

Incapaci.

Di sogni raddoppiati

abbiamo davvero bisogno?

Frustrante

siamo prostrati

ora gli astanti sono un po’ imbarazzati.

La mia Ossessione



Mi sveglio dove sei
Arrivi tardi dove sei stata
Ora ti vedo va tutto bene
Sei bellissima va tutto male
Non andartene dove vai
Dove sei sei con lui
Ma è impossibile lui non c’è
Non pensarci metti una canzone
Ora mi scrivi rispondo rispondi dopo due minuti
Perché cosa stavi facendo io impazzisco tu?
Sei triste vorrei renderti felice
Sei felice vorrei non lo fossi senza di me
Quindi ero io il problema eri tu il problema
Ero io eri io ero chi ero io chi sono?
Stavo male ora sto peggio cosa vuol dire
Cosa vuol dire non te ne frega nulla
Non voglio vederti voglio volerti voglio
ti voglio voglio soffrire sono fatto per questo
Non per te non hai bisogno di me
Ho bisogno di te di cosa ho bisogno
Cosa voglio parlami vai via torna resta
È tardi ora dormo lei con chi torna con chi stai
Sei sola vuoi stare sola io voglio stare solo
solo con te nel senso da solo ma con te
Dormi
Ti incontrerò in sogno

Domani un altro sole sorgerà
Sarò nuovo
Nuovamente qui
Con la mia ossessione

Desideri



Tempesta mia tempestami
di incertezza
Scuoti le mie
abitudini, il mio profondo
rosso
Dammi una casa
diversa ogni giorno
Ogni giorno un grosso
affanno, una gioia avvezza
al mio mondo
Dammi insicurezza
Scuoti le fondamenta
Voglio immensa
tristezza, interminabile felicità
Dammi i tuoi occhi, fammi vedere
le mie quattro ossa sporche
in una fossa, in un
burrone
Voglio calore
Io voglio, io voglio
solo quello di cui ho bisogno

Crepa



Mi torco
Mi muovo deformandomi
Contorto
Mi estrofletto
Mi attrai
Ti gravito intorno
In ginocchio
la mia anima risucchi
di polvere, ancora crepita
Escono dalla mia bocca
di parole, fiocchi
Prendimi, medita
Riprendimi
e crepa

Non ti capisco, mondo



Nella semplice sequenza dei tuoi gesti

La meravigliosa complicatezza della complicità quotidiana

Mi pugnala lentamente

Con la sua affilata assenza

Il vino del supermercato



Sotto sotto è buono

In fondo è solo per una sera

Il tappo in polietilene non altera troppo il sapore

Per queste cose potrei anche accontentarmi

Si sente persino un a nota sottile di gelso

Non dovrei fare paragoni

Forse un po’ mascherato da solfiti e solfati

Credo che riuscirei a sopportarlo per un po’

Ma costa un euro e cinquanta, in offerta

Lo sto facendo unicamente per non sentirmi solo

E fa schifo

Guida alla lettura



Da quando non sei più mia
È riduttivo ridurti all’ennesima possessione,
D’altronde ero io posseduto dall’amore.
Come potrei contenerti in qualche riga?
Se ancora mi colpisci più di prima
Più di quanto non potessi, quando così vicini
Mi buttai alla cieca dentro il mare profondo,
Che rispose.

Fiorisce ancora quell’albero? E quel parco?
E c’è ancora l’alba? Non ho più controllato
Perché ho messo la mia vita nella tua
Ed ora ad ogni tuo passo perdo una goccia.
Ogni prato è nostro, ogni strada ci ha accolto,
Il mondo era casa, e noi padroni.
Adesso mi hai chiuso fuori
E posso solo trasformare il dolore in poesia
Da quando non sei più mia

Io e te



Infinita presenza

di un’eterna mancanza



Di te

Amavo

L’amore che ti davo

Periodo Ipotetico



Se fossi in grado di farti del male
Da cento leoni ti farei sbranare
Ti getterei in una gabbia
Ed ingoierei la chiave

Se fossi in grado di darti dolore
Aprirei un varco nel petto, fino al cuore
Lo ingoierei a piccoli pezzi
Mentre il tuo corpo esangue muore

Se fossi in grado di farti soffrire
Taglierei una ferita che non può più guarire
La cospargerei di pepe e sale
Fino a farti lentamente svenire

Se solo riuscissi a farti piangere per un secondo
Mi solleverei da dosso tanto peso quanto il mondo
In un calice verserei le tue lacrime
Le berrei assaporandole fino in fondo

Se sapessi davvero fare tutto questo
Forse non ci sarebbe bisogno di tutto il resto
Basteresti tu ed il mio piacere
Basterebbe la vita che ho vissuto finora
Basterebbe cancellare i miei rimorsi
Mi rimetterei gli occhi che avevo cavato a morsi
Cambierei un po’ qui, un po’ lì
Finirebbe meglio di così

La verità è che so fare del male
Ma solo a me stesso

Via Mazzarani 57, Roma (RM), 00229



Qui giacciono i miei giorni migliori

I ricordi di una vita passata

La migliore che abbia mai vissuto

 

Qui giace l’ombra della mia giovinezza

Dei miei sogni e delle speranze

Delle incertezze dei vent’anni

 

Qui giaci tu ogni notte

In quel letto che conserva ancora la mia impronta

In quel luogo che bramavo da quando ti ho incontrata

 

Lì giace un frammento della mia anima

Consumato dal tempo

Conservalo con cura

Ormai non combacia più

Pelle



Uno specchio candido

In cui riflettono i pensieri

 

Caleidoscopiche costellazioni

Si disegnano allo sguardo

 

Montagne e valli

Colline eremitiche

Una florida brughiera

Ogni centimetro è come casa

Chiamare per nome un vecchio amico

 

Così mi perdo nella tua geografia

Impressa a memoria nelle mie dita

Che bramano i loro pascoli perduti

 

Ora sono pronto

Per dimenticarti un’ultima volta

Corpo mio



Dove sei

Perché taci

Ti maltratto

Mi compiaci

 

Non ci sei

Non ti credo

Non ti sento

Ma ti vedo

 

Sei un automa

Un recipiente

Io ti chiudo

Non esce niente

 

Se potessi

Abbandonarti

Lo vorrei

Ormai è tardi

Allora abbracciamoci

Siamo uniti

Riconciliamoci

Niente più liti

Noi divisi

Siamo uguali

Ugualmente solitari

 

Lo senti questo sole

cocente?

Questo freddo

scadente?

Rieccoti, fratello

Chi siamo noi, veramente?