W.01

 



l’affanno e il demonio sono stagioni
e bagnano dove l’acqua non approda
dove una lingua senza bocca sopravvive
 
che non sia l’errore di una voce mutua
ad asciugare l’ordine a cui il mio nome
è appeso
   
                                             il nome originale
che allinea le lapidi chiare ai filari di vite

stagione dei treni (excipit)



(…)
forse in queste stagioni di affanno
mi rinnega ogni casa e ogni cosa
mi è distante forse mi costringo
su quest’orma trita e dissestata
tra gli antichi falò dove ardono
-nudi- i semi di vita negati: qui
torno a svernare e senza regresso
in una stazione terminale,
nel treno
 
dimora mi dona in queste stagioni
dure di viaggio lo spazio prediletto
al cuore per deragliare



sazia il mio appetito
delle tue parole,
lasciami divorare
tutte quelle che sei, che
possa consumarmi
la tua innocènza

deserti oceanici



da millenni
trascino agonizzanti le membra
alle spalle le vele del rimorso
vantano rotte
tra mille e mille porti navigano
indietro lungo il solco
profondo dei miei passi
umide chiglie sul fiume in piena del pianto mio amaro
 
e pure così arida cade ogni lacrima,
o miei Rimembranti Marinai,
che le vostre mete senza confini
non sono che le mie infinite distese di Assenze