VIII.

I muri vaticani

martiri del tempo

tentano di nasconderci

perché l’arte ci eccita

e le tue labbra mi tentano,

Incessantemente.

 

I canali geometrici

le scale, le chiese,

Peggy,

Casanova,

l’amore nel tuo sguardo

nella vecchia serenissima,

al tramonto,

tra interstizi

e mille cormorani.

 

Rivango

 

Versi notturni

nati da gemiti distorti

ammirando i contorni

dei nostri corpi contorti.

 

Rivivo la tua pelle anserina

allo stringerti del seno,

diamanti.

 

Tra le gambe mi stringi

con lame di sguardi

di odi et amo,

sento la pienezza

e mi dilanio.

 

Con il tuo culo tra le mani

la mia esistenza

nelle tue profondità

e poi

dolce

al tuo ventre mi avvinghio,

lentamente

decado

nel tuo sinfonico bussare.

 

Ti bacerò fino allo strazio

delle nostre labbra sanguinanti.

 

Questo era nulla

O tutto ciò che avevo.