Sembra esserci il male
tra il tuo sguardo e il mio.
Potessero incrociarsi ora. Dio!
Ma tu guardi giù.
Quasi stessi per andartene.

Le occhiaie ti cadono più a fondo
se inclini la testa.
Si spostano con te, sulle guance.

Guardi giù. Ancora.
Al lato.

Mi schivi. Scaltra.
Ma gioco di anticipo
in contropiede ti prevedo,
quando però ti arrendi,
e quegli occhi spenti di vetro opaco
li socchiudi.

Precludendoti la possibilità di uscirne vinta
da questo scontro a fuoco,
con l’indice li sfiori,
e ci fai una barricata.

Io nel frattempo che ti guardo,
mi accorgo riflesso sul vetro accanto
della mia pena.
E a fare finta di dormire,
ora mi ci metto anch’io.