Vane ansie.
Respiri solo di sera ormai.
Solo sul cuscino del letto di camera.

Il sapore della tua saliva ti rilassa
l’addome piegato in due, dagli schiaffi lunghi anni.

Riponi le scarpe nelle solite mattonelle all’entrata di casa,
dietro quel portone arrugginito, che maledetto
non è stato aperto da chi volevi.

E allora cosa ti rimane prima di andare via?
Delle briciole sul tavolo, con cui hai composto i vólti più volte vòlti.
Niente.

E dietro. Dietro la schiena,
un temporale sul cuore, e i tuoni ti parlano:
Sacrifica chi sei, per ciò che diventerai.

Il mantra dell’addio, senza scrupoli, si è insinuato dentro di te.