Sento il fiato di mio padre sul collo,
in quella porzione di spazio
dove di solito si poggia,
con contundenza feroce,
il tuo viso mentre mi chiede:
cos’hai?

Credo che quindi,
anzi desumo
oppure deduco,
che il grande generale anche da me si aspetti qualcosa.
Gli auguro dunque di sedersi
su una poltrona piuttosto comoda.