Sabbia nelle scarpe

Labbra spaccate
che si consumano su di noi alle porte dei palazzi.
Alle nove di sera
alle sei del giorno,
in quella che potrebbe essere la periferia
di ogni città.

A dirlo bene,
ad essere chiari,
avevamo generato una stirpe di gioia,
piccola come sabbia che non va più via
nascosta nelle scarpe.

Appiattita banalità di cui mi accusi con taciturno pensare.
Non è la morte più vicina
quando con te credo di aver vissuto?

Allora alludi con la faccia pensosa che ti porti in grembo,
di provare forse pena
per un cane come me:
amante delle tue mani
tra quelle di altri padroni.

So io a cosa pensi!
Ingannevole vestale!
Con i sofismi con cui baratti parole vere,
so di certo che già mi porti nella tua memoria.
Quella di chi una volta ha amato qualcuno
a tal punto da lasciarlo morire via.