Imperiosa, sottile,
una leggerezza lunga mille anni.
Sincera e squillante nel forestiero orecchio.
Distruttrice di frontiere,
seppur nobile nella quiete,
seppur diafana nella rigogliosa aurora.
Lesta sacerdotessa dell’abile mestizia,
in braccio una primordiale lanterna
che brucia controvento.

 
La lingua cade.
Le ali febbrilmente agitate
contro il bronzo incandescente.