Soliloquio

A volte mi chiedo se sia cosi difficile farsi amare,
parlare, senza dover pensare.
Ed è così che moderai il rumore dei miei passi
mi comparvero dubbi su quanto dovesse sentirsi
l’eco del mio respiro.
Arrivai a domandarmi se
l’accelerazione del mio cuore si potesse sentire
oltre che notare, dalla sfumatura delle mie guance.
Ma di che parliamo,
dell’ amore per il mondo o del mondo dell’amore?
Viviamo e speriamo,
speriamo e cerchiamo
cerchiamo di essere voluti, capiti
poi ci sconvolgiamo.
Forse rido in modo strano
ma nello stesso modo piango.
E sono sempre distante dalle conversazioni,
quando mi perdo nei pensieri
e mi interrogo sulle sorti del mondo, sulla vita del passante
e forse respiro troppo forte;
e mi chiedo cosa possa pensare
ogni passeggero dell’aereo
che forse, per un momento,
ha azzerato il rumore dei miei passi.
Sono le cinque, la gente finisce di lavorare
torna a casa, troverà amore?
E forse penso troppo forte
e mi perdo nei discorsi
le persone mi guardano, dall’altra parte del vetro
(dei miei occhi)
forse rido in modo strano
ed è un vortice
di parole, di pensieri, di foglie autunnali e di vento
quando è buio non mi capisco, non mi ritrovo
che poi mento
perché mi conosco troppo bene:
ho passato illimitati momenti,
tralasciando attimi,
in cui ho conosciuto ogni dettaglio della mia anima
ma forse la respingo, forse la cancello
perché vorrei solo essere amata
ma forse il mio cuore batte troppo forte
e quindi ti penso, penso
a come io non sappia, non voglia, non possa parlare
perché mi ritroverei con le guance troppo rosse,
i pensieri troppo forti,
il respiro troppo strano,
il cuore troppo accelerato
… e magari si sente.