Il palombaro non vede bene

Marcite, squallidi frammenti d’anima, rami
silenziosi all’ondeggiare del vento
intorpiditi, paghi del pallido clima
d’ovatta, del tiepido intento.

Sul ghiaccio tagliente dell’essente, au
dessus de la mêlée. Ticchettano in
superficie i vostri sogni, sedotti dal vento
sussurrando parole dolci all’aria di cristallo.
E voi ballate, collane di perle, sapore salubre
di sole.

Io penetro nelle crepe, alga malata. Tra le
rocce del fondo mi adagio. Conoscere
l’ignorata
acqua scura, sì, ma osservare il mondo dal
basso, schermato, filtrato.