XXXVIII.

Che di questo gioco
di maschere,
non vince chi per ultimo
la cala.

Io che ti desidero.
Nuda. Fremente.
Sdraiata al mio fianco.
Ninfa ardente.

Assaggiar la carne altrui,
mai fu cosa piĆ¹ amara.
Cicuta del mio orgoglio,
una sozza vestale adesso ricopre
il ricordo del nostro abbraccio.

Il tempo corre ignaro,
instancabile e arido.
E tu, mio amore,
segui il suo corso.
E da me ti allontani.

Altri sguardi si poggiano
sulle tue curve.
Altre dita ti sfiorano i seni
e ti stringono.
E a me si stringe il cuore.
Ad io che darei me stesso
per una notte.
Per una sola notte.
Per averti.
Per averci.
Per svegliarti e non pensare.
Non pensare che ora
ad affrontar la vita
sono singolo guerriero.

Apro gli occhi.
Un sogno.
Sono solo. Di nuovo.
Cosciente.
Avanti.