Lettera al male – Verso l’utopia #1

Ai malvagi del mondo, per natura o per caso, non m’interessa l’origine della vostra malvagità, a voi dico: avrete sempre la quotidianità, le città, fino a giungere ai pochi boschi rimasti, la ricchezza e il potere, sarete il recinto del pensabile e intaserete l’aria vuota che conduce lo sguardo alla volta. Ma io, testardo illuso, creerò invece un altro mondo, avrò sempre l’occasionalità, breve, fragile, ma potente, e le occasioni di pace si moltiplicheranno. Mostrerò la porta mimetizzata sul perimetro del recinto, e il cielo oltre il cilindrico baratro che si va stringendo all’uscita superiore, oltre la quale l’universo attende. Nelle tenebre che hanno sepolto le nostre strade, dei vaghi canti risuoneranno, a indicare la marcia dei sonnambuli. Mai vi farò guerre, mai butterò la mia vita a rincorrere il male, disvelerò invece le luci nei volti, tramuterò la logica genetica del dolore e dell’avidità, finché voi vi estinguerete per mancanza di ragione d’essere. Non sarete neanche più un’idea. Io, né più né meno fortunato di voi, sorriderò nell’ombra. Destino! Che questo grido strozzato non sia vano! Ah, Destino, perché t’immagino oltre il cielo che ci fissi, lo stesso cielo che vogliono proibirci? Perché ho questi maledetti piedi che si ostinano a rimanere incollati al terreno? Destino, m’hai spezzato il cuore insieme ai sogni e all’apparato per sognare, ora regalami un’illusione. Ai malvagi del mondo, così che non si scordino che nelle nostre memorie di spiriti ribelli e anime libere è incisa la vendetta, e questa vendetta non chiede sangue, non chiede violenza, al contrario: chiede pace. Ai malvagi del mondo, così che si ricordino che il sotterraneo vento del legame del tutto non conosce sosta, e la superficie non ha scordato la sua voce e le sue mani. Ai malvagi del mondo, che vivono l’ignoranza dell’amore. Abbiate pietà di loro.