Questi pensieri febbrili languidi

come molecole al parco giochi,

e comete sulla statale.

Questi pensieri anestetizzanti dell’io

che gironzolano al guinzaglio dell’odio recondito,

sussurrante di partecipazione dell’odierno.

Vorrei sentire la trazione

di canapa e ramia

accarezzarmi l’osso ioide,

ma questo solo di martedì.

E oggi, venerdì,

disegnerò alberi di carminio aguzzo

lungo la valle della cute.

Navigherò su oceani di asfissia

e passeggiate pomeridiane all’aria di Zoloft,

la domenica.

E rider l’indomani

al patibolo dell’alba,

il giocoliere di lame e cerchi rossi

su braccia, cosce e polsi.

Il giovedì,

scorrazzerò per le vie della stazione,

incurante dei semafori

e giù

verso nuovi mondi di lamine metalliche

grigio-verdi.

E proiettili pop

d’una fame insaziabile

mi riconoscono dall’infanzia

e in un sabato beffardo mi baciano,

con saliva al gusto salnitro.

Il mercoledì, invece,

Ivan Kazlovsky ai timpani muti

mi consolerà.

 

E verrà la morte

e avrà le tue unghie