Le fenditure della serranda sul litorale

Io
frastaglio i contorni
dirimo le onde
in uno specchio liquido
livido
che sovrano
si adagia su me
complice
e partecipe
del mio volare, del mio volere.

Dalle ginestre
nasce il mare,
lambisce col suo azzurro
l’orizzonte terso.
Astri appuntati sull’orlo,
la pedana del cielo.
La luna affonda,
archi increspati si infrangono sulla sabbia.

Satura di anima
la mia sagoma
si curva sullo specchio
circuisce rapida la rotonda
giallo notturno
rimbalza sui vetri
si inerpica
attraverso fenditure grigie
tra gli stipiti di legno consunto.

Ove la sagoma della collina
si dissolve
si disfa
e diventa pulviscolo violaceo
mentre le ombre
si intarsiano di sole.