Mia città

Alla mattina la mia città si alza presto, senza nemmeno prendere un caffè, lei si infila le scarpe ed esce di casa, riversandosi nei viali già pieni di orme e voci.
Saluta i fornai ed i pescatori, riaccompagna a casa i magazzinieri, apre i bar, apre le porte dei treni e le pasticcerie; segue i canali della periferia e quando il sole è alto in cielo si specchia nel dolce Arno.

Poi sotto i ciliegi in fiore, se sei fortunato, la potrai vedere vestita in bianco mentre sorride sdraiata sull’erba.
E’ sincera la mia Firenze, ora che le giornate si allungano un poco, si snoda Oltrarno nella preservata città per poi tornare con Le Grazie sue silenziose in Santissima, dove la sentirai cantare fino a tardi tenendo una bottiglia di buon vino in una mano e nell’altra la chitarra con quattro amici.

Conoscerai il freddo della mia Firenze, di ritorno dal col fiesolano
ma avvolto dalle sue attente Cure, troverai conforto in Libertà.
Muoviti piano per via, per i corsi invertiti. Non svegliar foglie nei parchi, non dire vento, piuttosto scivola sotto canali di pioggia raccolta, e apri gli occhi sotto imponenti arcate guelfe, che si snodano d’edera per la bella Rifredi.

La troverai esausta la nobile città, discender timidamente dal Mugnone per essere avvolta con lieve imbarazzo nella culla dell’Arno suo, dove finalmente saprà pace.