Quando andavo sulle dune da garzone, avevo

quei sette o otto anni d’innocenza sulle spalle.

Gorgogliante il mare m’ammoniva, amavo

soprattutto quei giorni in cui il vento è forte,

e la spiaggia tutta nascosta sotto la coperta

della sabbia. Piccole dune rimpiazzavano i passi

dei bagnanti e nessuno camminava sulla riva

nè giocava con la plastica e i granelli. Gl’ombrelloni

erano chiusi, i pattini un po’ più in là, sonnecchiavano

di lato, la madre di lontano era un eco già sbiadito.

Così mi rimane dei nostri giorni assieme, quando

torni dal lavoro o dal supermercato di quartiere:

un fischio forte nelle orecchie, gli occhi pieni di

salsedine, nessuno nei dintorni e soli nella felicità.