(La cimice
che cerca di entrare
al caldo,
e sbatte invano
contro il vetro della finestra,
ecco
la paziente, indomita, rifiutata cimice
mi assomiglia.)
E sbaglio
a scrivere di me:
“scrivi d’amore
e di gioia!”
Ma mi capitano così raramente
che ogni riga
è arida sabbia
e i granelli
mi sfuggono dalle dita,
e mentre dovrebbe splendere
il sole,
la luna
è d’argento.
Lasciare queste mani
e queste spalle,
queste mie gambe
per essere altro e non più
il fiore della solitudine.