Poesia a Bologna

Cara mamma,

non ho capito perché ogni sabato sera

tardi, quando torno a casa

penso alle stesse cose.

Penso di non sapermi relazionare al mondo

guardo il mondo che non mi piace

le ragazzine vanitose ineleganti ed ubriache

sento il vento.

Quando sono ubriaco sento il rumore del vento

ascolto le conversazioni degli altri

da cui scappo bevendo

e sento il rumore del cuore.

Immagino il vento che gira nel loro vuoto

che non sanno parlare di niente che dei ricordi

generazioni morte.

Le persone vive invece si riempiono la bocca di paroloni

per me che non studio antropologia sono incomprensibili

li guardo, ci parlo e mi ascoltano

vedo il loro disprezzo, la loro incapacità di abbassarsi.

Parlano atteggiandosi e ritenendoti stupido

escludono chi non sia un navigato di teoria sociologica

generazioni politiche.

A volte parlo di sesso,

altre di poesie.

Il primo è un principio trasversale che muove

universitari scientifici e letterati

arroccati e selettivi come hanno imparato;

la poesia è rimasta solo nei pakistani che vendono le cartine davanti ai bar.