’66

Guardando l’acqua che scorre veloce

mi chiedo dove quei rami saranno portati.

Alcuni roteando rimangono incagliati,

altri spazzati dalla corrente feroce.

Mi immagino navigare su un tronco robusto

che corre impaziente verso la foce.

Tutta illusione l’appiglio è un arbusto,

annaspo tra  vortici e un filo di voce.

Sopra o sotto il pelo dell’acqua

la vista non cambia,

ha lo stesso sapore.

Visione di un mondo meschino e perfetto

che ha inghiottito tutto l’amore.

Mi risveglio fradicio lungo una riva,

con il fiato mozzato mi metto a sedere.

Ho lottato tanto per restare a galla

ma sono annegato dentro un bicchiere.