Athenis

Scrivere è sempre stato
lo sfiatatoio
delle mie maree
e la penna
il tubo di scarico
o la mia mano
che tappa il naso mentre spingo
per far saltare fuori l’ovatta
dalle orecchie
e mentre spingo
mi chiedo cos’è che ci porta
a spingerci al limite
ad accettare il compromesso
a colorare le notti di bianco
e a cercare a passi incerti
su questa fredda neve
il calore
della luna

cos’è che ci porta
a camminare funamboli
sui fili sottili
dei nostri cuori in pezzi

a cercare
fragili nodi
a stringere le ciglia
per andare oltre la nebbia
a immaginare nuovi spazi
nuove terre da coltivare
e a tessere

andando un po’ di fantasia
e un po’ di ricordi inconsci
e forse anche
un po’ di incertezze

e quasi a stupirci quando
tra gli equilibrismi fibrosi
scorgiamo uno spicchio
un sorriso, un piercing ad anello
e d’un tratto siamo
(in)certi
che quella sia
la luna?

se lo è
di certo ha
crateri più profondi
di quanto avremmo potuto
immaginare
nei nostri
sogni più segreti

e quindi pensiamo
che un senso al nostro
rocambolesco andare
forse c’era
e c’è sempre stato
nonostante l’ammiccare
dei passi stanchi
ed era

fare un salto
un tuffo in mare
un mare vestito da lago
come il Baltico

chissà
come fanno gli altri
a non accorgersi
che la bellezza
non è nei confini
o nell’estensione

la bellezza del (tuo) mare
sta negli
abissi
e sporgendomi
sento un brivido
mi butto

Geronimooooooooo