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(3052)
(1052) Meridya
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Ma quanto è bello
il silenzio che accarezza queste fronde.
E il giallo e il verde
E il blu del cielo che
solleticano la vista.
E il bianco delle nuvole
che fanno da contorno.

Vorrei tu potessi ammirare
i grigi calanchi delle Crete
seduto accanto a me,
senti i miei battiti.
Pulsazioni che suonano all'unisono
dei cinguettii e dei tremiti
del mio corpo.

(1051) M97
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Chiudi gli occhi ed immagina. Immagina di trovarti in montagna a guardare il paesaggio più bello al mondo, oppure disteso su un prato a guardare il cielo, oppure ancora su una scogliera a guardare le onde, con accanto la persona che Ami, mentre ascoltate in riproduzione shuffle Ludovico Einaudi. Potreste stare li ore, giorni, anni, potreste anche invecchiare lì perché si sa, quando si è in compagnia della persona che si Ama non si sente nulla, non si sente il tempo che scorre, non si sente il caldo, non si sente il freddo, si sente soltanto un infinito piacere e un'immensa voglia di continuare a stare assieme alla persona che si ha accanto.

(1050) S93
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Vestito di sguardi

Pupilla di grano,
nei in tinta unita
nascosti da abiti leggeri
una finestra aperta
dà loro vita
gli scuri serrati
in questa stanza
senza pareti

Fioco il respiro
rallegra il tappeto
un caldo sospiro
dalla luce accarezzato
tende spalancate
l'altro occhio risplende
sempre il solito vestito
intriso di mare

La mia notte
Il mio giorno
hanno i tuoi occhi
e il tuo guardaroba

(1049) SBeat
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Vorrei
Strapparmi a morsi
La pelle delle braccia
Che non sanno afferrare nulla, solo
Pesare, pesare, pesare,
Senza mai
Riuscire ad aggrapparsi
Alla luce.

(1048) nikel
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perché la gente si raccoglie col viso triste ai funerali?
quando oltre ai familiari,forse,non son dolori reali?
non continua a dire il prelato che il morto è felice in paradiso?
temono forse la gioia,allora sono infelici?
temono forse la morte,da piangere anche se non è la loro?
o forse, dice il diavolo nel cuore,
vengono come cani randagi,
a nutrirsi delle tristezze altrui,
senza pietà,
con viltà,
vogliono bere dalle lacrime dei rassegnati,
per sentirsi più sereni di chi ha il cuore spezzato,
calmare le loro eterne malinconie,
credersi sani nella loro moribonda compassione,
per poi tornare ai propri agi,
come se niente fosse,leggeri con le ali,
hanno l' animo malato
le vostre preghiere non saliranno al cielo,
piene come sono del vostro smielato veleno,
morti siete,e non resusciterete.






(1047) Mary
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Volevo dire ad A.17 che
sono molto belle le sue poesie,
soprattutto quella intitolata k.
Quelle quattro righe,bloccandomi, mi estraniano dalla realtà.
Grazie A.17

(1046) meth
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per te ora
Achille senza gloria
triste Ettore
Giasone tormentato
sono
arpie di rimorsi sporcano le azioni
della sfinge i morsi
sono
Medea maledetta
io niente feci
non fui Teseo
ne di te dea crudele
prometeo
maledetta tu
capricciosa
mia
mietitrice
il tuo marchio
per sempre



(1045) Lei
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#1

Bloccata ad un passo dal traguardo
Immobile
Affanno.

E vorrei solo dormire.
Senza pensare,
Solo sognare.

Carboidrati sui vuoti
Sempre più vuoti.


(1044) giovannidr
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Come Icaro, tormentato da sé,
Sporcato dal mare albeggiante,
Un bue nell'anima
E il noumeno sopra di me

(1043) Marco
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In una sera così
davanti ad un buio di stelle impassibili
mi era sembrato di afferrare qualcosa che
avrei voluto raccontare a te

(1042) Roberta
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Stanotte,
ho tanta paura... non vedi come tremo?
(dannate emozioni!)
la paura mia amica da sempre,
e il coraggio? beh, quello mi è sempre mancato;
non so se ne avrò abbastanza
per incrociare il tuo sguardo,
per riincontrarti, per guardarti,
per vederti andare via di nuovo,
non so se avrò abbastanza
coraggio.

(1041) A.A.
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Ci si accorge
del non esser più
sotto la stessa pioggia,
di non saper se si
osserva lo stesso cielo.
Alla sensazione di mancanza ci si abitua
ma la tua presenza,
il letto caldo,
le tue mani ed i tuoi occhi,
che mi stringevano e sorridevano
catturandomi nella loro danza desertica,
erano privilegi
che
non ero pronta a lasciar andare via.

(1040) Luca Bonazzi
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Gli uomini erano scesi alla scogliera nel freddo dell’inverno. / L’arpione era calato tra le vertebre delle sirene, dando tre giorni di gloria e d’eccidio. / Quando tornarono, nessuno capì che non era la stanchezza, a strozzare loro il discorso. / Fuggirono le case e gli altari. / Ne fecero olio e unguenti. / Sfibrare i corpi dei giganti del mare significava scovare la radice della loro agonia.


(1039) Lì
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A MARA MENTE
Ma se una mattina inaspettatamente
Prendendo un treno che forse
Non avrei dovuto prendere, t'incontrai;
E dopo un silenzio eclatante e due parole di niente,
Nel tratto dalla stazione x a quella y,
Togliendoti una cuffietta ti parlai
Occhi negli occhi rubandoti alle tue canzoni;
Ma se avendo aspettato per mesi una mattina del genere
Mi pentii amaramente
Sarà stato perché
In quel tratto-ricorderò per sempre
Da x a y
Sui binari schiacciato, ci sta il mio cuore di ventenne.
RIP


(1038) Lì
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LIBERA
Strucchiamo questa faccia
Questi occhi circondati di Mascara, tanto
Da circoscrivere il campo visivo all'obbligo sociale
Tagliando fuori tutto il resto.
Queste labbra ricoperte di rossi strati, uno per ogni
Bacio che, oltre le labbra,
Non ha smosso nient'altro.
Queste guance, sulle quali tante volte la cipria
È stata colpevolmente rigata da rivoletti di lacrime
Criminali: rimediare subito con un'altra incipriata.
È giunto il momento, ragazza, di farti vedere
Al naturale: mentre la pelle soffocava truccata
E la faccia non era nemmeno più la tua;
Partisti in treno per il mare-
La possibilità di cosmesi non è contemplata.


(1037) Lì
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Sei felice da far schifo
(Con quei denti che adoravo)
Ballando con un'altra
(Ed i baffi, te li baciavo)
Ti auguro di non trovarci la mia originalità né altro
(La tua mente, ci motivo)
Fuma pure, bevi anche
(con quelle camicie che ti sbottonavo)
Tanto la sbornia passa, torni in te
E di fianco, al risveglio, chiami me.

(1036) Dinvisibili
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Chiederei gentilmente di non usare il mio nome, grazie

(1035) Ocram
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Breve storia triste

Sotto la doccia
mi masturbo
pensando a te

(1034) Dinvisibili
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Rimanendo
con questa
filofobia

(1033) Enza
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Cadenti
cadute le foglie
che scricchiolan al passo
di sognanti spoglie.
Foglie d'autunno,
residui di bella stagione.
Crepitio
che a pensarci rievoca un fruscio
dai tempi in cui queste braccia
tese
potevano dirsi ancora verdeggianti.
Pioggia
che lava i vetri
che riga il cielo e l'anima.
Gioia di contadini e poeti,
di credenti e sognatori.
(E se fosse una benedizione divina?)
Idillio di chi cerca
sempre, di chi immagina furori.

Mani dedite, mani
laboriose e promettenti,
inseguono una penna sopraffatta
dalle parole, torturata dai pensieri.
Strappa queste carte inutili
ché chi scrive non vive.

Sogna ancora quell'Altrove
di ulivi centenari alla cui ombra
potersi ritrovare
Ammirare
Forse stringere
una mano come la tua
che calore sa emanare.
Due mani
che un dio pose
come primo esempio di spazio.
Due mani
che a volerlo possono sostenere il mondo.