Vabbè

Ci siamo quasi,
lo stomaco si chiude e inizia a vorticare
l’una e trentasei è l’ora.
Lo guardo e puntuale si illumina,
scorro il dito e appare il tuo viso,
una scala di grigi
così bella, dolce e profonda
che vorrei poter perdermici dentro.
Tu scrivi,
io leggo la tenerezza che non c’è
ma di qualcosa bisogna pur vivere
e mi illudo e mi lascio cullare.
Parliamo del nulla
vorrei parlarne per sempre.
Si sta facendo mattina e non ho più sonno
scelgo di non risponderti più,
non potrei sopportare la tua indifferenza
e muovo per primo.
Rimango solo con i miei pensieri
la mia idea di te, di noi e i miei sogni
che non sono poi così diversi
Fisso il soffitto buio
e aspetto un’altra notte.