Vergogna

Piansi quella notte

sotto le tue urla scesi in trincea

bassa la testa a cercare qualcosa nel petto,

il coraggio di guardarti negli occhi fuggiva lontano,

le spalle basse a toccarsi l’un l’altra.

Sotto il peso della tua delusione divenivo larva

incapace di reagire mi addossai le colpe

lasciando spazio solo al silenzio.

Passarono mesi, la vita si alzava al cielo

per il peso del vuoto che non sapevo trattenere.

Nelle notti più buie, bagnato dall’alcol

dovevo pensare a ciò che avevo perso,

poi ti rividi, il cuore batteva a festa

perso nel tuo sorriso che rifiutava di guardarmi.

Finché a guerra finita

non si intrecciarono le dita.